Il Pd non si scioglierà e il simbolo come il nome difficilmente saranno cambiati. Il nuovo segretario arriverà a marzo e verrà scelto con un percorso che si chiuderà con le primarie. Nella relazione introduttiva alla direzione nazionale, Enrico Letta ha tracciato la strada del congresso costituente per il nuovo Pd. Il dibattito è poi durato una decina d’ore, non senza momenti di tensione, con un’approvazione quasi unanime delle tappe indicate dal segretario. Il segretario dem non ha dato indicazioni su chi dovrà prendere il suo posto, ma qualche indizio lo ha seminato: “Il nostro partito metta in campo una classe dirigente più giovane, in grado di sfidare il governo di Giorgia Meloni, una donna giovane”. E poi: il congresso deve avere “tempi giusti, non deve essere né un X Factor né rinviare alle calende greche. Vorrei che il nuovo gruppo dirigente fosse in campo con l’inizio della nuova primavera”. Con un passaggio che qualcuno ha letto come un “mea culpa”, Letta ha chiesto che il Pd non imbocchi di nuovo la strada battuta col Conte bis e col governo Draghi. “La luna di miele del governo Meloni non sarà infinita. Quando questo governo cadrà io non ci sarò ma dovremo chiedere le elezioni anticipate, nessun governo di salute pubblica”.
Un auspicio condiviso da molti. Come Matteo Orfini: “Dal Conte bis in poi c’è stata la rinuncia ad un progetto identitario, trasformando lo strumento, l’alleanza, in fine”. A sinistra, i tempi tracciati da Letta hanno convinto Andrea Orlando, ma con riserva: “Non basta una discussione fra di noi, bisogna chiamare anche chi si è allontanato. Se questa cosa non è seria lasciamo stare, facciamo subito le primarie”. Non hanno preso la parola né Matteo Ricci né Stefano Bonaccini. Un’assenza, quella del presidente dell’E-R, che qualcuno ha letto come una polemica contro Letta. Ma il governatore ha smentito, spiegando di essere rientrato in Regione per impegni istituzionali: “Condivido il percorso proposto da Enrico Letta” ha poi detto, ribadendo “Discutiamo del progetto del Pd e dell’Italia, non di alleanze. Già il fatto che non si discuta più di nome e simbolo lo considero un passo avanti”. Dario Nardella ha detto “Se parliamo di congresso costituente allora abbiamo bisogno di costruire un nuovo ciclo di vita, profondamente rinnovati nelle idee e nei gruppi dirigenti. Non ha senso cambiare il segretario senza cambiare il partito”.
Gli attacchi più duri a Letta sono stati sul tema della rappresentanza di genere. Il segretario ha riconosciuto che le poche elette sono un “fallimento” del Pd e ha chiesto che vengano confermate due donne come capogruppo. Ma non è bastato. Per Letta, le elezioni sono state vinte da “un’unica forza, FdI, tutte le altre non le hanno vinte o le hanno perse. Un campo ha vinto perché è stato unito e l’altro, nonostante il nostro sforzo, non è stato unito”. Ora chiede al partito di “togliere il doppio petto e fare una opposizione intransigente e costruttiva, in una logica di collaborazione con le altre opposizioni”. Anche se il rapporto con loro non dovrà condizionare il congresso, che non deve trasformarsi “in un referendum su Conte e Calenda”.
