“Usciamo dalla casa del padre, con la consapevolezza di non farvi più ritorno!”, in molti ricordano
al Congresso di Fiuggi riecheggiare questa famosa frase pronunciata da Gianfranco Fini, che sancì
l’uscita di scena del MSI e la nascita di Alleanza Nazionale.
Una svolta epocale, uno spartiacque, lasciando alle spalle la storia aprendo un percorso di
allontanamento dall’ideologia che richiamava seppur non totalmente ma pragmaticamente al
fascismo, e che poneva le basi di una riconciliazione che perfino la sinistra di allora riconobbe
prendendone atto, anche plaudendo in qualche caso con soddisfazione e qualche apertura.
Anche io, giovane che da sempre mi sono ispirato a idee di una destra liberale, mi affacciai al
nuovo partito, militando nella Sezione AN locale di Ostia Lido (per altro storica sezione) dove
vivevo all’epoca, nella quale rimasi diversi anni, e dove ebbi il piacere di collaborare e conoscere
molte persone di altissimo spessore, fra i quali: Fabio Schiuma che mi onora ancora oggi della sua
fraterna amicizia.
Purtroppo la mia militanza in quella Sezione si interruppe bruscamente, a causa di svariate
vicissitudini personali, e in parte a causa di incomprensioni con la dirigenza della sezione stessa.
Soprattutto perché da parte loro, mi si rimproverava l’essermi messo di traverso, quando Fini si
mise in testa di fare quello strano matrimonio con Mariotto Segni per le Elezioni Europee del 1999,
nella quale io affermai la mia perplessità sostenendo che i nostri elettori (quelli di AN) non ci
avrebbero seguito su quella strada, e così fu; e un dirigente disse pensando alle mie parole:
quando un topolino si mette sulla testa di un elefante, ci vede più lontano. Io ero il topolino, ma
avevo troppi gatti intorno.
Ma ricordo con nostalgia quei tempi lo ammetto.
Questa piccola parentesi, ho voluto ricordarla solo per un piccolo particolare: quel che accomuna
me e Giorgia Meloni, fu che entrambi entrammo in AN (ovviamente in sezioni differenti e distanti
ma sempre a Roma), proprio all’indomani delle stragi di Capaci e Via D’Amelio a Palermo dove
morirono i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ma in molte altre occasioni le nostre strade
si sono incrociate, spesso indirettamente, anche se non ho mai avuto il piacere di confrontarmi
direttamente con lei, forse un giorno chissà.
Ricordo quando Giorgia Meloni insieme a Ignazio La Russa Guido Crosetto e altri fondarono il
nuovo Partito Fratelli d’Italia all’indomani della dissoluzione di Alleanza Nazionale, che tutti ma
proprio tutti rimproverammo a Gianfranco Fini, che commise una leggerezza politica accettando di
confluire nel PDL di Berlusconi, dal quale venne poi defenestrato, bollata come la prodezza degna
di un dilettante. Disse guardando a questa nuova iniziativa, che Giorgia e i suoi stavano andando a
remengo; personalmente non mi trovai d’accordo con questa lettura, piuttosto pensai che in
realtà, per Giorgia sarebbe stata una odissea riuscire a farsi spazio e dominare un partito con
uomini duri e puri, e lei giovanissima donna, rischiava di esserne semmai travolta.
Mi sbagliavo, ci sbagliavamo tutti, e diciamolo apertamente, la sottovalutammo enormemente.
Il topolino si era messo sulla testa, anzi, sulle teste di molti elefanti, e aveva visto molto più lungo
di tutti messi insieme.
E mentre in questi 10 anni Giorgia Meloni ha percorso le tappe bruciandole, nella sinistra nessuno
ha avuto la sensibilità, la capacità di analisi, e l’apertura mentale per comprendere il nuovo corso,
e che questa giovane donna, stava riuscendo la dove quello che doveva essere l’uomo nuovo della
Destra italiana lo aveva appena sfiorato senza però coglierlo.
Ed eccola dunque arrivare alla prova del fuoco: le Elezioni politiche appena passate, che l’hanno
consacrata alla Storia, come la prima Presidente del Consiglio dei Ministri donna, sbaragliando
tutto e tutti, alcuni perfino increduli; che poi, come possano essere sorpresi è la vera domanda,
perché da oltre un anno era ampiamente previsto da tutti i possibili indicatori e analisti e
politologi, e allora?
Ora partono con gli sproloqui, chi si straccia le vesti e le chiede di rinnegare il passato fascista e
fuco e fiamme; si soprattutto fiamme che poi centrano poco e nulla con l’MSI (più nulla visto che
centra molto con Alleanza Nazionale).
Ma poi, rinnegare cosa, quale passato, quale fascismo? Quello morto e sepolto 80 anni fa?
Perfino Massimo D’Alema, Luciano Violante, e per quanto possa sembrare strano Walter Veltroni,
capirono a loro tempo che quella storia passata ormai era chiusa in via definitiva, e nulla poteva
farla risorgere. Possibile che Enrico Letta con tutta la sua cultura e il suo essere professore non ci
sia arrivato? Posso capire la Serracchiani o la Boldrini ed altri privi di idee. Ad essere del tutto
onesto, se una persona penso che abbia un intelletto e una intelligenza fuori dal comune che si
chiama Letta quello è Gianni lo zio di Enrico, ma il nipote, lascia molto a desiderare; poi diciamolo,
uno che si fa scippare sotto il naso la cadrega da un ragazzotto con tutte le scarpe (Matteo Renzi)
la dice lunga.
Cosa rimane oggi della sinistra? Niente, si è ridotta a un mero club di spargitori seriali di
sciocchezze fini a se stessi, incapaci di snocciolare una proposta innovativa, di parlare alla gente e
comprenderne sentimenti esigenze bisogni e sogni; si i sogni, quelli che quando mancano, non
portano da nessuna parte.
Giorgia Meloni tutto questo invece lo ha compreso, ed è capace di far sognare perfino quelli che
fino a ieri votavano PD.
Francamente questo è un problema, perché in Parlamento, è necessaria, anzi vitale una
opposizione che sappia fare il suo mestiere; ma non sulle sciocchezze in stile Boldrini o
Serracchiani. ma sappia argomentare nel merito dei provvedimenti che si devono attuare, anche e
perché no migliorandoli la dove serve quando serve, non certo un carrozzone in stile pentastellato
di giullari alla Grillo pronti a dire di no a tutto, rinnegando perfino le cose sostenute pochi mesi
prima tradendo le proprie convinzioni.
L’Italia è a una svolta, epocale, e se tutti saremo in grado di coglierla, potrebbe aprire delle
opportunità irripetibili, e certamente irrinunciabili. ma per farlo, occorre mettere da parte gli
egoismi, e rimboccarsi le maniche, aiutando il Governo a fare i passi necessari per ristabilire
equilibrio in un contesto ormai devastato e squilibrato da crisi e disastri che si sono succedute in
modo incessante, prima che tutto questo travolga irrimediabilmente il Paese.
E se la sinistra ha un minimo di amore per la Nazione e anche di amor proprio, prenda coscienza e
atto di questo senza riserve o pregiudizi mentali assurdi, ne va del destino e del futuro di tutti,
nessuno escluso.
