“La manovra arriverà in Parlamento entro 10 giorni e cominceremo a mantenere gli impegni presi come la flat tax sulla quale si sta ragionando sulle soglie di “85 o 100 mila euro”. Lo ha detto il vicepremier nonché ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, intervistato a Non Stop News su RTL 102.5. “Entro 10 giorni ci sarà la manovra in Parlamento e ci sarà l’avvio di tutti i progetti economici su cui il centrodestra si era impegnato” ha detto “quindi stop alla Fornero e quota 41; innalzamento flat tax, stiamo studiando se ad 85 o 100 mila euro; pace fiscale con rottamazione delle cartelle fino a dove si può arrivare; revisione del reddito di cittadinanza eliminando truffe e sprechi e stabilendo che non può essere a vita per chi può lavorare”. Sull’innalzamento della flat tax in particolare, Salvini ha ricordato che “Giorgia Meloni ha parlato di arrivare a 100mila euro, la Ragioneria sta facendo le stime ma ovvimanete l’emergenza bollette assorbirà buona parte delle risorse”. Alla domanda se si chiuderanno tutti i dossier già con questa manovra Salvini ha replicato: “No ma cominceremo a mantenere gli impegni presi”.
A proposito di reddito di cittadinanza. L’intenzione è quella di risparmiare sul Rdc per aumentare la flessibilità su quella che nel frattempo è diventata Quota 102. “Il Reddito di cittadinanza non potrá essere a vita; sarà rinnovabile per periodi sempre piú brevi e con un assegno a scalare. Chi rifiuterá anche una sola offerta di lavoro perderá il sussidio. Insomma, un dècalage e un sistema che incentivi le persone a lavorare”, ha detto il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, spiegando che dovrebbe essere un percorso che, dopo i primi 18 mesi di Reddito, dovrebbe andare avanti al massimo per altri due anni e mezzo, ma “con un dècalage”. Di fatto, dopo i primi 18 mesi, se la persona non ha trovato un lavoro, viene sospesa dal sussidio e inserita per sei mesi in un percorso di politiche attive del lavoro. Per esempio, corsi di formazione adatti al suo profilo e alle richieste delle aziende. Percorso che, ha detto la premier Giorgia Meloni, potrebbe essere retribuito ricorrendo alle risorse del Fondo sociale europeo. Se dopo 6 mesi la persona è ancora senza lavoro, dice Durigon, potrebbe ottenere di nuovo il Rdc, “ma con un importo tagliato del 25% e una durata ridotta a 12 mesi”, durante i quali continuerebbe a fare formazione. Se anche dopo questo periodo il beneficiario non è entrato nel mercato del lavoro, verrà sospeso per altri sei mesi, passati i quali potrá chiedere per l’ultima volta il Rdc, questa volta “solo per sei mesi e per un importo decurtato di un altro 25%. Anche sul fronte fiscale, il governo vuole cambiare lo stato delle cose. L’idea di mettere mano alle detrazioni e alle deduzioni che riducono le tasse, è contenuta nel “Rapporto programmatico sulle spese fiscali” allegato alla Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza del governo. Il lavoro tecnico sarebbe già da tempo iniziato. E in parte ereditato dal precedente governo. Giá lo scorso anno, la manovra firmata da Mario Draghi, aveva inserito un primo limite per buona parte delle detrazioni al 19%. Si tratta, in pratica, degli sconti fiscali per le spese delle assicurazioni sulla vita, per le spese di istruzione, per le badanti, per lo sport dei figli, per l’affitto di una casa per uno studente fuori sede e anche per le spese funebri. Il taglio introdotto dal governo Draghi risparmia solo le spese sanitarie e quelle sui mutui per l’acquisto della prima casa. Attualmente dopo i 120 mila euro di reddito, la detrazione viene riconosciuta per un importo inferiore. Man mano che il reddito sale la detrazione scende, fino ad azzerarsi per i contribuenti che dichiarano piú di 240 mila euro. Sul tavolo del governo, ci sarebbe l’intenzione di dimezzare queste soglie. Insomma, le detrazioni inizierebbero a diventare piú leggere giá a partire dai 60 mila euro di reddito, per poi azzerarsi a 120 mila euro. Su questa misura, per ora, non ci sarebbe unità di vedute all’interno della maggioranza. Anche perchè potrebbe essere letta come un aumento della tassazione su redditi medi. Ma in realtà potrebbe
invece essere un modo per finanziare una parte della riforma fiscale indicata da Giorgia Meloni nel suo discorso sulla fiducia alle Camere e al quale sta da tempo lavorando il vice ministro all’Economia Maurizio Leo.
E a proposito di impegni, per quanto riguarda il ministero di cui dovrebbe occuparsi, il ministro delle Infrastrutture ha detto che “l’Italia da anni promette di fare strade e infrastrutture in Libia, uno dei dossier che ho sulla mia scrivania stamattina, al di là di sbloccare i cantieri fermi in Italia: la Gronda di Genova, l’Asti-Cuneo, la bretella in Val Trompia, piuttosto che la Statale 106 in Calabria o la Roma-Latina, è quello di un intervento autostradale in Libia, promesso da anni, che porterebbe lavoro e riavvicinerebbe le parti in conflitto. Spero che l’Italia possa essere protagonista nei prossimi mesi”.
