Onu chiede di far sbarcare i migranti sulle navi delle Ong. Non necessariamente in Italia

“La situazione continua a peggiorare. L’angoscia e la tensione sale. Devono sbarcare tutti”. Le ong rilanciano l’appello, preoccupate per una situazione di insidioso stallo.

E le Nazioni Unite lo raccolgono: “Le persone bloccate devono essere sbarcate rapidamente, senza ulteriori ritardi”.

Chiediamo agli Stati della regione di proteggere le vite delle persone soccorse ponendo fine all’attuale impasse e offrendo un porto sicuro per lo sbarco” affermano in una nota l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) e l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), riferendosi a “tutte le persone rimaste sulle navi ong dopo essere state salvate nelle zone di ricerca e soccorso (Sar) maltesi e libiche, nel Mediterraneo centrale”.

“Lo sbarco in sicurezza – proseguono le agenzie dell’Onu – dovrebbe essere seguito da una significativa condivisione delle responsabilità tra tutti gli Stati interessati attraverso accordi regionali e di cooperazione, in modo che tutti gli Stati costieri possano assolvere alle proprie responsabilità di ricerca, soccorso e sbarco. Un approccio frammentario e ad hoc in alto mare, che continui a lasciare soli gli Stati costieri, non può essere perseguito in questo modo e non è sostenibile. La priorità deve essere soprattutto quella di salvare vite e rispettare la dignita’ umana”.

“Abbiamo accolto con favore gli sforzi dell’Italia per lo sbarco di circa 400 persone, le più vulnerabili a bordo di Humanity 1 e Geo Barents, tra cui minori che viaggiavano da soli e altre persone che avevano bisogno di cure mediche urgenti. Tuttavia, è urgente trovare una soluzione per tutti gli altri sopravvissuti su tutte e quattro le navi in mare” affermano Oim e Unhcr che sottolineano come “coloro che arrivano dalla Libia hanno subito in molti casi gravi abusi e violazioni dei diritti umani. Le vulnerabilità di tutti i migranti e rifugiati che attraversano il Mediterraneo – compresi i minori accompagnati e non, le vittime di tratta, i sopravvissuti alle torture – dovrebbero quindi essere identificate per attivare meccanismi di protezione e accoglienza nazionali e internazionali”.

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