Cgil e Uil si preparano alla mobilitazione, nessuna forma esclusa, per chiedere di modificare la legge di bilancio, giudicata “sbagliata e iniqua”, a partire dal fronte pensioni. Cauta la Cisl, che invece esprime un giudizio “articolato”, dice no allo sciopero e punta più al dialogo e al confronto con il Governo per “migliorare” la manovra. Un confronto è già stato fissato a Palazzo Chigi dalla premier Giorgia Meloni, che ha convocato i sindacati per mercoledì 7 dicembre, che intanto si sono riuniti, separatamente, per valutare la manovra e decidere come andare avanti per sostenere le richieste di cambiarla e le proposte finora avanzate unitariamente nelle piattaforme su lavoro, fisco e pensioni. Ma le strade sulle forme del pressing rischiano di dividersi di nuovo: già l’anno scorso, Cgil e Uil scesero in piazza il 16 dicembre con uno sciopero di 8 ore contro la manovra del governo Draghi; la Cisl non lo condivise e decise una manifestazione di sabato. Ora si dovrebbe ripetere lo stesso schema ma sul tavolo non c’è uno sciopero generale, né al momento una manifestazione nazionale: Cgil e Uil rilanciano infatti la necessità di avviare un percorso di mobilitazione, valutando tutti gli strumenti. L’ipotesi più probabile per i sindacati guidati da Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri è quella di lanciare iniziative a livello regionale o territoriale e di categoria, non escludendo scioperi; cosa e come sarà deciso nei prossimi giorni.
Di certo, se si andrà a scioperi locali o nelle categorie, la finestra temporale è stretta: tra la necessità di preavviso di almeno 10 giorni e la franchigia prevista nel periodo di Natale, le astensioni potrebbero essere fissate nella settimana tra il 12 e il 16 dicembre. Per il sindacato guidato da Luigi Sbarra, pronto comunque a promuovere iniziative e assemblee nei luoghi di lavoro e sui territori, lo sciopero “nelle condizioni date danneggerebbe i lavoratori e infiammerebbe i rapporti sociali”. L’attesa è anche per l’incontro di mercoledì prossimo a Palazzo Chigi e per le modifiche che in Parlamento potranno arrivare al testo del disegno di legge di bilancio. Innanzitutto, c’è il capitolo pensioni: ai sindacati, che già chiedevano la riforma per superare la legge Fornero e più flessibilità con l’uscita a 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età, non piace affatto la stretta su Opzione donna e il taglio sulla rivalutazione delle pensioni, a partire da quelle oltre quattro volte il minimo. In tre anni, le mancate rivalutazioni ammonteranno a 17 miliardi, 3,5 miliardi nel 2023, calcola la Cgil. Sono contrari alla flat tax al 15% per gli autonomi, estesa fino a 85 mila euro, perché a loro giudizio non risponde ai principi di equità e progressività. E non basta il taglio del cuneo fiscale di 2 punti fino a 35mila euro e di 3 punti fino a 20mila euro: chiedono che venga rafforzato.
