Risaputa la contrarietà della premier Giorgia Meloni agli sbarchi senza freni a cui la sinistra ha steso il tappeto prima che lei arrivasse a Palazzo Chigi, i migranti sono già più scettici sulla possibilità di arrivare in Italia. Lo dimostra un audio di un nigeriano di 21 anni inviato a Michelangelo Severgnini, l’autore del docu-film “L’Urlo, schiavi in cambio di petrolio”: “Ho pensato di attraversare il mare, ma ho sentito che questa donna che è appena stata eletta presidente in Italia ha detto che non accetterà più i migranti che arrivano dalle sue parti. Sono completamente confuso. Voglio tornare a casa. Sono venuto qui in Libia per avere una speranza, non ho padre né madre, ma questo posto è troppo duro, non ce la posso fare. Se ci fosse una speranza di attraversare potrei aspettare ancora un po’, ma al momento non so se questa donna autorizzerà altri sbarchi di stranieri in Italia”.
Severgnini fa luce sulla drammaticità delle traversate e le illusioni degli africani: pagano nella convinzione di cominciare una vita nuova in un altro continente, ma poi ne sopravvivono pochi. «Gli altri muoiono nel deserto prima ancora di arrivare in Libia, o poi in mare, o finiscono in schiavitù», racconta l’autore del docu-film. Il nigeriano ha poi affermato: “Non è una buona idea per me pensare di attraversare il mare, perché il gommone potrebbe affondare e i libici potrebbero catturarmi. Per questo ho bisogno di tornare in Nigeria con un aereo, ma non ho soldi con me, gli Asma boys (giovani criminali libici, ndr) mi hanno picchiato e derubato”. Severgnini ha riportato queste parole, commentando: «Con questo messaggio abbiamo la conferma che l’elezione di Giorgia Meloni ha raggiunto subito anche i migranti. In questo caso ci troviamo di fronte a un giovane che vuole tornare in patria, mentre c’è un’altra testimonianza di L.,18 anni, del Sud Sudan, che non può tornare indietro, che alla Meloni lancia direttamente un appello. È uno dei 44 mila rifugiati già censiti in Libia».
Un 18 enne del Sudan si rivolge direttamente a Giorgia Meloni: «Ho un messaggio per il nuovo primo ministro italiano, provo a far sentire la mia voce così che lei mi possa ascoltare. Per favore, lei ci puoi salvare. Non abbiamo scelto di essere schiavi. La situazione ci ha travolti. Avete bisogno di rendervi conto di cosa sta succedendo in questo Paese chiamato Libia. Se riuscirò a raggiungere l’Europa potrò fare qualcosa di positivo nella mia vita. Vorrei che lei mi aiutasse. Il mio pensiero va a lei presidente italiano, per trovare il modo di evacuare i cittadini del Sud Sudan. Ci ridia la speranza». Secondo un 19enne del Marocco, anche lui portato in Libia, «è più sicuro tornare a casa che mettersi in mano agli scafisti».
