Il Governo è pronto per varare il nuovo codice degli appalti

Dopo i rinvii e gli allarmi sui ritardi che avrebbero messo a rischio gli obiettivi del Pnrr, il nuovo Codice degli appalti arriverà sul tavolo del Cdm venerdì. Per il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini le indicazioni sono quelle di “uno strumento di lavoro snello, semplice, efficace, moderno che permetta ai Comuni di spendere i soldi che hanno in cassa”. Ma non basterà ad assicurare i traguardi del Pnrr: serviranno anche sforzi “non legislativi”, come il grande capitolo della digitalizzazione dei contratti che dovrà assicurare “una piena interoperabilità delle banche dati pubbliche”. Il nuovo testo è stato messo a punto dal Consiglio di Stato su richiesta del governo Draghi: “Vedremo quante indicazioni del mio ministero sono state recepite”, ha detto Salvini, che ha anche annunciato l’apertura di un tavolo sul Codice della strada la prossima settimana. L’impianto si basa su quattro pilastri: semplificazione e accelerazione delle procedure, digitalizzazione di tutti i passaggi burocratici, tutela dei lavoratori e delle imprese.

E definisce per la prima volta un criterio che guiderà la risoluzione dei problemi e in particolare “scioglierà la complessità” che nasce da un dedalo di norme sovrapposte, dal diritto nazionale ai vari regolamenti europei: il risultato viene prima di tutto, anche prima dei principi di concorrenza e trasparenza. Questi ultimi, infatti, sono fondamentali e il Codice ne ribadisce la centralità, ma li incasella tra gli “strumenti” per raggiungere il risultato. Secondo l’ultima bozza, ancora soggetta a possibili modifiche in vista di venerdì, l’obiettivo è “favorire una più ampia libertà di iniziativa e di auto-responsabilità delle stazioni appaltanti, valorizzandone autonomia e discrezionalità (amministrativa e tecnica) in un settore in cui spesso la presenza di una disciplina rigida e dettagliata ha creato incertezze, ritardi, inefficienze”. Aumentando il margine di manovra dei soggetti appaltanti, si vuole “contrastare il fenomeno della cosiddetta burocrazia difensiva”. Sempre in chiave di semplificazione, guardando alla fase di approvazione dei progetti di opere pubbliche, vengono ridotti gli attuali tre livelli di progettazione a due soli: un progetto di fattibilità tecnica ed economica e un progetto esecutivo, specificando gli scopi della progettazione. Vengono così snellite le procedure di verifica e validazione dei piani, e viene inoltre razionalizzata la composizione e l’attività del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

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