Stefano Bonaccini, in corsa per la segreteria del Pd, parla dello spinoso tema delle alleanze ribadendo la non preclusione ad accordi con il Terzo polo o il Movimento 5 Stelle. Temi, in realtà, sollecitati anche da Elly Schlein che ha chiesto ai Dem di farne una priorità: “Per questo continueremo a proporre, in ogni passaggio parlamentare, anche l’introduzione del salario minimo”, rammenta Schlein. Per il resto Bonaccini continua a intestarsi la battaglia sulla riforma dell’autonomia; mettendosi più nei panni dell’amministratore locale, insiste a dire no alla bozza proposta dal ministro Roberto Calderoli (di cui ha chiesto il ritiro) e promette: “Se pensano di spaccare l’Italia e aumentare le differenze tra nord e sud, troveranno un muro”.
Intanto a stretto giro pesano le polemiche, che covano in vista delle primarie che tra un mese designeranno il prossimo segretario del Pd e che potrebbero slittare di una settimana, dal 19 al 26 febbraio. Se ne discuterà nella Direzione nazionale di mercoledì ma è sul futuro del partito che serve ragionare, è la sollecitazione più diffusa. E Bonaccini sembra andare oltre e immagina “un Pd popolare, che sta di più tra le persone” e non “dentro una cerchia di gruppi dirigenti”. In più, nessun veto sugli ex alleati guidati da Giuseppe Conte e su quelli del patto mancato con Carlo Calenda e Matteo Renzi alle ultime politiche, ma con un doppio paletto: “Non puoi pensare di fare alleanze in condizioni di debolezza e quindi di subalternità”, e “non a tavolino” bensì su programmi e temi, facendo notare che i patti siglati a livello locale risentono delle peculiarità dei territori. Il pensiero corre alle regionali di febbraio che ad esempio nel Lazio vedono in campo Alessio D’Ama
