Nordio parla alla Camera, ma è scontro sulla Giustizia e sulle intercettazioni

Il dibattito sulla giustizia non si esaurisce con l’elezione dell’ultimo membro del Csm. Il Ministro Carlo Nordio in aula alla Camera ha annunciato che la riforma Cartabia “ha creato criticità a cui il Governo cercherà di rimediare con un intervento chirurgico e immediato nel più breve tempo possibile”. Poi è tornato sul tema delle intercettazioni e ha assicurato che “non si è mai inteso toccare minimamente quelle che riguardano il terrorismo, la mafia e ovviamente quei reati che sono, per così dire, satelliti nei confronti di questi due fenomeni perniciosi”. Tuttavia, “se noi non interverremo radicalmente sugli abusi e sugli errori di queste intercettazioni, cadremo veramente in una sorta di democrazia dimezzata, perché la segretezza delle informazioni è l’altra faccia della nostra libertà” e “l’Italia non è fatta di Pubblici ministeri e questo Parlamento non deve essere supino e acquiescente a quelle che sono le associazioni dei Pubblici ministeri”. L’aula di Montecitorio ha poi approvato le risoluzioni di maggioranza e Terzo polo e respinte invece quelle presentate da Pd e M5S, che attaccano: “Messina Denaro non sarebbe stato arrestato senza intercettazioni”, accusa Giuseppe Conte, che parla di “improvvida crociata”.

Per il deputato Pd ed ex Guardasigilli Andrea Orlando, invece, “quella del ministro Nordio è stata una relazione sui generis perché la legge dice che bisognerebbe tenere al Parlamento una relazione sulla giustizia. Abbiamo ascoltato invece alcune valutazioni del Ministro molto settoriali come, ad esempio, sul tema delle intercettazioni. Non sono emersi invece gli orientamenti che si vogliono seguire”. In serata, il Cdm approva un disegno di legge a tutela della libertà di determinazione della vittima: in caso di aggravante mafiosa o di terrorismo, la procedibilità è sempre d’ufficio. S’interviene, spiega il ministero della Giustizia, su tutti i reati procedibili a querela, non solo su quelli trasformati nell’ultima riforma del processo penale; in caso di arresto in flagranza di reato perseguibile a querela si prevede un tempo di 48 ore per acquisire la richiesta della vittima, se non presente sul posto. In questo modo, in casi come il furto di un veicolo con violenza sulle cose, si può procedere all’arresto del reo in flagranza, anche se non è possibile reperire subito la vittima. Naturalmente l’arresto decade dopo 48 ore, se non si è acquisita la querela.

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