Bce: tassi in aumento al 3% e nuova stretta a marzo

Nonostante la Banca centrale europea abbia alzato i tassi di altri 50 punti base, annunciando un ulteriore aumento della stessa entità a marzo, le borse europee chiudono in deciso rialzo, con Milano che registra il massimo da un anno (+1,49%). L’ottimismo si riflette anche sullo spread, che rallenta a 182, e sui rendimenti dei Btp che crollano di 40 punti base al 3,88%, il calo maggiore da marzo 2020. Magra consolazione, però, per chi ha un mutuo a tasso variabile o per chi vuole accenderne uno nuovo, anche a tasso fisso: la nuova rata salirà in media fra i 33 e i 43 euro rispetto al mese scorso. Contrariamente alla Fed americana, che ha rallentato il suo corso con un rialzo di un quarto di punto, la Bce conferma la sua linea da falco convinta che nell’Eurozona non ci siano ancora segnali di disinflazione. “Se guardiamo all’inflazione di fondo (al netto di alimentari ed energia, ndr), eravamo al 5% a novembre, siamo saliti al 5,2% a dicembre e siamo tuttora al 5,2%, il massimo storico”, ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde al termine della riunione, sottolineando proprio il dato che ancora allarma i Governatori. È il segnale che il rialzo dei prezzi, partito dall’energia, si è travasato pienamente sugli altri beni e servizi.

Ma la politica monetaria sta funzionando, e lo dimostra la stretta delle banche sui prestiti alle aziende: secondo Lagarde, è esattamente la stretta creditizia “efficiente e necessaria” che serviva. Per questo si può parlare adesso di “rischi bilanciati” per lo scenario d’inflazione, e non più “al rialzo”, come li aveva definiti fino al Consiglio direttivo di dicembre. Anche i rischi sulla crescita economica sono adesso “bilanciati” (e non più al ribasso) visto che l’economia della zona euro si è dimostrata “più resiliente del previsto”. Ma le ombre restano: da una parte il rallentamento può portare a nuova disoccupazione, e dall’altra i Governi potrebbero involontariamente creare nuove spinte inflazionistiche se non ridurranno gli aiuti. Lagarde non lo aveva mai detto così chiaramente: “Ora che diventa meno acuta la crisi energetica, è importante cominciare a ridurre le misure” di sostegno, perché gli aiuti che non sono mirati “creano pressioni sull’inflazione e questo richiede una risposta di politica monetaria più forte”.

 

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