Salvini attacca l’Ue per lo stop alle auto benzina-diesel dal 2035

Al Governo non sembra piacere il via libera definitivo del Parlamento Ue allo stop sui motori benzina e diesel dal 2035. A tornare sul tema è Matteo Salvini che durante il question time al Senato alza il tono: “A tutti sta a cuore la qualità dell’aria e dell’acqua, ma avere un ambiente più pulito non significa licenziare migliaia di lavoratori e far chiudere migliaia di aziende: l’integralismo ideologico del solo elettrico è un suicidio dell’Italia e dell’Europa, oltre che un regalo al gigante Cina. Basta vedere i dati delle vendite 2022”. Il Ministro dei trasporti punta il dito in una direzione precisa: “L’elettrico non è soltanto la colonnina per la ricarica, perché per la batteria devi scavare, inquinare, sfruttare in Africa e nei Paesi del sud-est asiatico. Quindi o i sostenitori del tutto elettrico, che purtroppo ci sono anche in questo Parlamento, ne ignorano le conseguenze, oppure in qualcuno a Bruxelles, e ahimè non mi stupirebbe visto quello che è accaduto nelle ultime settimane, c’è malafede”.

Le conseguenze della norma, ad avviso di Salvini, sarebbero durissime: “Distruggere l’economia italiana ed europea per avvantaggiare il gigante cinese mi sembra una follia”. Ci vorrebbe un ripensamento, per il vicepremier: “Il 70% delle risorse del Mit sono dedicate alla sostenibilità ambientale, come alta velocità, ferrovie a idrogeno in Valcamonica, smart cities: però tutto questo ha bisogno di tempo, senza distruggere un settore industriale e imprenditoriale”. Di flessibilità parla anche il Ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso: lo stop “è il frutto a mio avviso di una visione miope, ancora ideologica, che prescinde dalla realtà, come se nulla fosse accaduto nel frattempo. Siamo assolutamente convinti che bisogna raggiungere quegli obiettivi e nei tempi prefissati, ma occorre graduare meglio le tappe ed essere più flessibili nelle modalità”. Oggi, intanto, la presidente del Parlamento Ue Roberta Metsola sarà in Italia e vedrà il capo dello Stato Sergio Mattarella, i presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, mentre non incontrerà Giorgia Meloni, ancora bloccata dall’influenza. Nel commentare la questione ha dichiarato che “Il voto di ieri ci pone saldamente sulla strada dell’ambizione climatica” ma “il dibattito nei prossimi mesi sarà su come mantenere le nostre ambizioni climatiche sulla strada giusta e non alienare settori fondamentali della nostra popolazione che hanno contribuito all’economia”.

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