Il vicepremier e Ministro alle Infrastrutture e trasporti Matteo Salvini ribadisce la decisione del Governo di intervenire via delega fiscale sulle cosiddette “microtasse” a partire proprio dal superbollo ma Confindustria parla di coperture “poco decifrabili”, una flat tax incrementale di “difficile attuazione” e preoccupazione sull’Irap. La riforma del fisco del Governo Meloni non convince così gli industriali, che restano cauti anche sul taglio del cuneo fiscale: la strada è quella giusta, ma deve diventare “strutturale”, torna a ripetere il presidente degli industriali Carlo Bonomi, che getta il guanto di sfida all’esecutivo, ora il vero banco di prova sarà la legge di bilancio. Il cantiere della riforma, nel frattempo, si arricchisce di giorno in giorno: il viceministro Maurizio Leo conferma l’obiettivo di arrivare all’aliquota Iva zero, nel quadro di un’omogeneizzazione e sempre trovando “le risorse adeguate”, e apre alla possibilità di ridurre l’aliquota per attirare le imprese dall’estero: “Penso sia una cosa che si può fare”.
Ma sono tante le misure allo studio: si va dalla riforma dell’Irpef con il passaggio da 4 a 3 aliquote, che dovrebbe partire già dal 2024, alla possibile riduzione della tassazione per le tredicesime dei dipendenti, dagli interventi per le famiglie e la natalità (ragionando sul reddito disponibile, suggerisce Giancarlo Giorgetti: per le famiglie con figli è minore e quindi dovrebbe avere aliquote più basse) alla sforbiciata sulle microimposte, a partire dal superbollo auto, una misura quest’ultima subito promossa dall’Aci. Ma a determinare cosa si potrà fare davvero saranno le risorse a disposizione e la prima verifica si avrà in autunno con la Nadef, da cui arriverà il quadro per la prossima manovra. Al momento si parte con il tesoretto di 4,5 miliardi in deficit già ricavati col Def e destinati alla riduzione delle tasse. Proprio sul nodo delle risorse per attuare la riforma, intanto, esprime qualche dubbio Confindustria: “Resta poco decifrabile il tema delle coperture finanziarie”, evidenzia in audizione il vicepresidente per il credito, la finanza e il fisco di viale dell’Astronomia, Emanuele Orsini, “Una prima fonte di entrate potrebbe venire dalla revisione delle agevolazioni fiscali”, suggerisce, invitando però a evitare “colpi di scure”. Il tesoretto delle tax expenditure è proprio quello cui punta ad attingere il Governo: nel mirino ci sono in particolare i 226 crediti d’imposta che, con un’operazione di “pulizia”, possono fruttare risorse utili per intervenire sull’Irpef.
