Di nuovo in Tunisia, ma questa volta con al suo fianco Ursula von der Leyen e Mark Rutte. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni domenica tornerà nel Paese nordafricano a soli cinque giorni dalla sua prima missione a casa di Kais Saied. L’obiettivo resta lo stesso: arrivare a un’intesa con Tunisia che da un lato sblocchi i sostegni finanziari europei e del Fmi e dall’altro preveda il rigoroso impegno del Paese nordafricano su riforme e stabilità del Mediterraneo. La strategia di Roma è giungere a un compromesso il prima possibile: il dossier tunisino da settimane preoccupa il Governo italiano e se il Paese tornasse nel caos l’allarme flussi migratori sarebbe una naturale conseguenza. La missione di domenica prossima è stata concordata da von der Leyen, Meloni e Rutte a margine del summit della Comunità politica europea del primo giugno in Moldavia. Per tutti una Tunisia stabile è necessaria e, allo stesso tempo, un accordo con il Paese nordafricano farebbe da pivot a quella strategia della dimensione esterna della migrazione che, a Bruxelles, finora ha stentato a decollare. È difficile che già domenica si arrivi a un accordo.
Ma dagli Stati Uniti l’Fmi, che finora non aveva dato segnali di apertura di fronte alle resistenze alle riforme di Saied, ha sottolineato di essere “un forte partner della Tunisia. Il nostro impegno continua ed è pronto a sostenerla nei suoi sforzi di riforma economica”, ha spiegato il direttore del dipartimento comunicazione Julie Kozack. La proposta di compromesso formulata dall’Italia di fatto prevede che a favore della Tunisia ci sia una prima tranche di fondi e poi, a riforme attuate, un’eventuale seconda. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ne parlerà anche con il suo omologo Antony Blinken nel corso della sua missione negli Usa. L’Ue sul dossier tunisino si è mossa dapprima con il commissario agli Affari Economici Paolo Gentiloni ma le posizioni del presidente Saied, restio ai diktat dell’Fmi, nel tempo non si sono ammorbidite. Ora, ha sottolineato Meloni, la missione di domenica “è un segnale importante e può essere propedeutica a chiudere l’accordo con l’Fmi”.
