Ieri Giorgia Meloni ha fatto visita alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Viene accolta dal Procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo che ha esteso l’invito non solo ai suoi colleghi della Dna ma anche ai capi delle 26 procure italiane.
Tra loro non manca chi ha espresso anche pubblicamente dubbi sulla principale riforma della Giustizia allo studio dell’esecutivo, ossia la separazione delle carriere dei magistrati. E lo stesso Melillo nei mesi scorsi non ha nascosto perplessità su alcuni provvedimenti del Governo, come il decreto rave.
“Quand’anche non fossimo d’accordo questo non diventi uno scontro tra poteri perché non è così, non vuol dire che non lavoriamo per lo stesso risultato se anche abbiamo punti di vista diversi”, ha detto Meloni dopo un’introduzione di Melillo e gli interventi di una dozzina di procuratori in un clima “di grande dialogo”. “Non siamo utili se non ci diciamo quello che pensiamo”, ha spiegato ancora, ringraziando tutti per la “franchezza” degli interventi e sottolineando che “veniamo da percorsi molto diversi ma siamo tutti parte della stessa storia”. Anzi, “tutto quello che ritenete si possa, sono e siamo disponibili a farlo”, nell’ottica di “dare dignità all’onore dello Stato”. “Collaborare” è la via unica per contrastare crimine organizzato e terrorismo, è il messaggio della premier ai Pm; il nemico, dice ancora Meloni, è “mutevole” e “continuare a mettersi in discussione e dialogare” è la strategia giusta, partendo dal presupposto che “lotta alla mafia e al terrorismo sono i capisaldi di questo Governo”.
