Quella per il 2024 è una manovra “prudente”, austera sì ma “espansiva nei confronti dei redditi medio-bassi” e che mira a garantire la sostenibilità del debito; considerata la fase difficile e i “vincoli stringenti”.
Se c’è una critica che proprio non piace al titolare del Mef è quella che arriva dal mondo del lavoro: “I sindacati hanno la totale legittimità a scioperare”, ma dire che il Governo che non abbia “a cura gli interessi dei dipendenti con minor reddito”, questo proprio no, dice in audizione, “i due terzi dell’intera manovra” vanno ai redditi medio bassi. Giorgetti replica poi a chi dice che la manovra ha “trascurato le imprese”; la stoccata è a Confindustria, che ha lamentato un miliardo in meno: la manovra, spiega, va letta in combinato disposto con il Pnrr e “ulteriori risorse” arriveranno con il RepowerEu.
Rassicura anche sulla sanità: le risorse a disposizione del SSN “continueranno a crescere nel tempo” e in manovra s’interviene anche per ridurre l’annoso problema delle liste d’attesa. Giorgetti respinge le critiche sulle pensioni, difende la tassa sugli extraprofitti delle Banche.
Sull’inemendabilità della manovra il Ministro dell’Economia precisa di avere espresso “un auspicio”.
Giorgetti ribadisce la sua preoccupazione per il Superbonus, una “emorragia” che continua a intaccare la finanza pubblica.
Si guarda con attenzione anche alla crescita: l’economia regge, ma se la stima preliminare del Pil del terzo trimestre (fermo a zero) venisse essere confermata, l’obiettivo di +0,8% a fine anno “potrebbe essere soggetto ad una correzione al ribasso”.
