Nel Pd cresce il pressing sulla segretaria Elly Schlein. Al momento, però, viene per ora esclusa l’ipotesi della candidatura in una sola circoscrizione per valutare poi il trasloco a Bruxelles. “Non sarebbe innaturale”, sottolinea invece in proposito il deputato Dem Roberto Morassut che aggiunge che, anche per la centralità della questione europea nell’azione del partito, non ritiene “alternativo l’impegno di parlamentare europeo a quello di segretario”.
Nel partito, intanto, aumentano le voci critiche rispetto a una corsa della segretaria in tutte e cinque le circoscrizioni: “Le parole di Romano Prodi” sottolinea il senatore Alessandro Alfieri, componente della Segreteria, “non rappresentano soltanto il suo pensiero.
Nella comunità democratica è ampiamente condivisa la sua idea: chi si candida deve poi andare a ricoprire quel ruolo”.
Il rischio, è quello di danneggiare le candidate donne e questo, di fatto, in qualsiasi posizione venga inserita in lista Schlein.
Per i seggi Ue si vota con la doppia preferenza di genere: se si scrive il nome di una donna si deve poi indicare un candidato uomo; è poi possibile indicare un altro nome, ma si tratta di una scelta che l’elettore non fa molto di frequente.
Un tema, quest’ultimo, al quale la segretaria si è sempre dimostrata sensibile tanto che in un primo momento l’ipotesi valutata era stata quella di fare 5 capolista donne.
Si tratterebbe di una novità per i Dem ma potrebbe raccogliere il voto degli scontenti del Governo, a maggior ragione se la premier dovesse correre. Non solo, una sua discesa in campo potrebbe servirle anche in chiave interna nel confronto con eventuali altri candidati della minoranza come Stefano Bonaccini o Antonio Decaro. In settimana, comunque, potrebbe esserci una prima occasione di confronto sull’argomento al conclave Dem che si terrà a Gubbio.
