Com’era immaginabile, il provvedimento infiamma il dibattito, con le opposizioni che fanno fronte comune e che promettono una battaglia senza sconti. Il centrodestra tira dritto verso il via libera definitivo, che vorrebbe si concretizzasse già in settimana, e respinge le quattro questioni pregiudiziali presentate da Pd, M5S, Avs e Iv.
Ma a segnare la cronaca della giornata lo scontro sulle riforme non è solo quello tra maggioranza e opposizione: anche all’interno dei partiti di Governo la tensione sale tra la discussione sull’Autonomia differenziata e l’accelerazione sul premierato.
Le due riforme rappresentano due bandiere: la prima sostenuta dalla Lega, che vuole portare a casa maggiore autonomia regionale; la seconda da FdI che punta all’elezione diretta del premier.
Ciononostante, per appianare gli attriti nella maggioranza prima di arrivare in Aula è stato necessario un vertice con il Ministro Roberto Calderoli, il padre di questa riforma, che alla fine benedice i due emendamenti di modifica FdI con i quali si chiede che una volta che verrà approvato il provvedimento con i Livelli essenziali di prestazione (Lep) le risorse verranno aumentate anche per le altre Regioni che non hanno chiesto l’Autonomia.
E ciò “al fine di scongiurare disparità di trattamento”. Il Ministro li “benedice” e chiosa “mi sembra che il trenino delle riforme stia andando”. FdI con il presidente della Commissione Affari costituzionali Alberto Balboni commenta: “Grazie a FdI il provvedimento è migliorato”.
Poi spiega: “Le nostre proposte mirano a stabilire un principio già partendo dall’articolo 1: ci deve essere la coesione nazionale e l’eliminazione delle differenze che purtroppo persistono tra Nord e Sud, centro e periferia. Ricordo ai critici di sinistra che la messa a punto di queste misure non è un fatto discrezionale che si è inventato il centrodestra ma un obbligo costituzionale previsto da 20 anni e che è rimasto inattuato”.
