Premier time, Una Meloni a tutto campo. Scintille con Schlein e Conte

Il terzo question time della Premier Giorgia Meloni è un concentrato di attacchi e scintille, con una serie di impegni annunciati: un milione di auto all’anno prodotte in Italia, privatizzazioni senza “regali miliardari” in stile oligarchi russi nel post-Urss, superamento del tetto di spesa per il personale sanitario, “azzeramento” del fenomeno dei “medici gettonisti” e lo sforzo diplomatico per uno Stato palestinese.

 

Il tema di Stellantis lo solleva Azione: “Nel cda c’è un i non membro del governo francese, non a caso le scelte industriali tengono più in considerazione le istanze francesi rispetto a quelle italiane”, sottolinea Meloni attaccando implicitamente il ceo Carlos Tavares che, dopo l’affondo di lunedì della premier, definiva le critiche della politica ingiuste verso i dipendenti.

 

Il duello più acceso con Elly Schlein che le chiede come abbatterà le liste d’attesa: la premier spiega che il tetto alla spesa sanitaria fu introdotto nel 2009 e ora il Governo fa i conti “con una situazione stratificata in 14 anni”; “È un’implicita attestazione di stima chiedere a noi di risolvere i problemi che voi non avete risolto in 10 anni al governo”, dice la premier ringraziando con sarcasmo per la “fiducia”.

 

Il M5S ha chiesto alla Meloni perché abbia firmato un Patto di stabilità che “proprio non le piaceva, abbassando la testa davanti a Francia e Germania”. La riforma prevede “numeri sostenibili per un Governo serio”, la risposta della premier: “Nonostante l’eredita pessima abbiamo portato a casa un buon compromesso perché abbiamo mostrato che la stagione dei soldi gettati al vento per pagare le campagne elettorali è finita”.

 

Il riferimento al superbonus è liquidato con una battuta da Giuseppe Conte: “Meloni è un re Mida al contrario, tutto ciò che tocca lo distrugge”, dice, e aggiunge: “La più grande truffa” non è il superbonus ma “il programma elettorale farlocco che stanno ribaltando”.

 

Sulla crisi a Gaza spiega di non condividere la posizione di Benjamin Netanyahu, contrario a uno Stato palestinese, ma sono scintille con Nicola Fratoianni: lei lo rimprovera di non aver condannato Hamas, lui le ricorda che Avs lo ha fatto “senza ma o però”.

 

Riccardo Magi (+Europa), sulle lentezze dei risarcimenti alle famiglie delle vittime delle stragi naziste replica che “non c’è intento dilatorio, ma l’Avvocatura dello Stato deve verificare i presupposti”.

 

La Lega la interroga sulle politiche per gli anziani ma coglie l’occasione per chiederle una riforma delle pensioni con Quota 41. Noi moderati le dà modo di ricordare che le 600mila domande per l’assegno di inclusione hanno un importo medio di 635 euro “superiore a quello erogato con il Reddito di cittadinanza”. Dopo aver risposto a FI sulle privatizzazioni (“Saranno strategiche, non per fare cassa”), sul tema del Mezzogiorno sollevato da FdI Meloni assicura che “avrà non sussidi ma strumenti per competere ad armi pari nel contesto globale”.

 

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