La premier ha già convocato un vertice di maggioranza per un primo chiarimento e per evitare che la tensione dilagante sfugga di mano.
La presidente del Consiglio ha pranzato con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani: fonti di palazzo Chigi descrivono l’incontro ovviamente come “positivo e disteso”.
Con le Europee in arrivo e le tensioni identitarie che il proporzionale genera, si prova così a restituire comunque l’idea di una coalizione unita, dato che il clima si era subito incattivito, complice le notizie riservate in arrivo dall’isola, certamente non favorevoli al centrodestra.
La replica di FdI arriva con l’uomo di Meloni nell’isola Salvatore Deidda, che ribalta sull’uscente Solinas le responsabilità: “Forse in cinque anni non abbiamo governato proprio brillantemente”.
Proprio la modalità con cui si è arrivati alla destituzione di Christian Solinas e alla candidatura di Paolo Truzzu diventa ora motivo di ulteriore tensione: Giorgia Meloni ha rivendicato per FdI la guida della coalizione, superando la regola della ricandidatura degli uscenti, e imposto il sindaco di Cagliari, obbligando al ritorno alle urne anche il capoluogo di Regione, esito contro il quale la Lega e il Partito Sardo d’Azione si sono battuti fino all’ultimo, tanto che c’è il tema evidente del voto disgiunto visto che il candidato del centro destra ha preso molti meno voti rispetto ai partiti che lo sostenevano.
Oggi il centrodestra dovrebbe riunire il tavolo Enti locali: l’obiettivo è provare a chiudere rapidamente le questioni ancora aperte, per frenare le conseguenze della sconfitta sarda trovando la quadra sulle candidature ancora in dubbio, a cominciare dalla Basilicata (con Fi che chiede la riconferma dell’uscente Bardi) e dal candidato a sindaco di Cagliari. Lo dice anche il segretario di Fi Antonio Tajani, che si affretta ad assicurare come il risultato sardo “non avrà ripercussioni sul Governo” e su una maggioranza che è “tranquillissima” e “al lavoro sui prossimi appuntamenti regionali”.
