Meloni, Salvini e Tajani: quadrato contro il dossieraggio

Giorgia Meloni va giù dura perché questi “dossieraggi ad personam per passare le notizie ai giornali di De Benedetti” preoccupano e non poco il centrodestra. Non tanto per l’esito delle elezioni in Abruzzo su cui tutti si dicono “ottimisti”, quanto su quello che può esserci ancora dietro l’inchiesta di Perugia che ha scoperchiato almeno 800 accessi”.

 

Una questione “antidemocratica”, dice anche Antonio Tajani, una “vergogna che non si deve ripetere” affonda Matteo Salvini preannunciando denunce “in tutte le Procure d’Italia”.

 

Il futuro dell’Abruzzo passa inevitabilmente in secondo piano di fronte alle carte dell’inchiesta per cui Meloni ringrazia “Cantone e Melillo”, che saranno sentiti dalla commissione Antimafia come da loro stessa richiesta..

 

L’audizione di un membro della stessa Commissione “non ha precedenti”, spiega Raffaella Paita che ha annunciato l’iniziativa su cui ora dovrà esprimersi la presidente Chiara Colosimo.

Proprio il fatto che il Procuratore di Perugia e il Procuratore nazionale Antimafia abbiano chiesto di essere ascoltati, soprattutto dal Copasir dove saranno auditi giovedì, ha fatto scattare l’allerta tra i parlamentari, soprattutto di maggioranza, sul fatto che ci possa essere molto altro, e molto più “pericoloso”, di quanto emerso finora.

 

Si chiede Tajani. “Qualcuno pagava, qualcuno sapeva, qualcuno ne approfittava”, incalza Salvini, sottolineando che gli accessi abusivi si sono concentrati soprattutto sul centrodestra, che, come fa il presidente dei senatori di Fi Maurizio Gasparri, si spinge a chiedere su una vicenda “inquietante” un intervento di Sergio Mattarella.

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