“Fortunatamente sono un presidente e non sono un sovrano”.
Sergio Mattarella si è evidentemente stancato delle strattonate che investono sempre più spesso il Quirinale ed è costretto a ribattere.
Il capo dello Stato sfrutta l’occasione di un’udienza con la Casagit, l’assistenza integrativa dei giornalisti italiani, per una difesa della libertà di stampa, definita “fondamentale” per la tenuta della democrazia, parole non scontate per l’attualità italiana squassata dallo scandalo dossieraggi.
Ma non è questo il cuore del messaggio presidenziale che invece Mattarella dedica a ridefinire il proprio ruolo troppo spesso chiama indebitamente in causa.
Ecco, quindi il “memo” che il Colle recapita alle forze politiche, ove alcuni passaggi del suo ruolo non siano chiari o si siano sbiaditi con il passare degli anni: “Qualche volta ho come l’impressione che qualcuno pensi ancora allo Statuto Albertino in cui veniva affidata la funzione legislativa congiuntamente alle due Camere e al Re.
Il Presidente della Repubblica non è un sovrano, fortunatamente, e quindi non ha questo potere”, attacca deciso. Parole dalle quali emerge bene quanto il Quirinale sia stanco di trovarsi chiamato a dirimere le zuffe tra i partiti, a essere usato come fonte di legittimazione dei provvedimenti del Governo e, last but not least, di essere dipinto come il capo dell’opposizione.
La puntualizzazione cade nel giorno in cui ha promulgato il discusso provvedimento che istituisce la Commissione parlamentare sul Covid, che molti giudicano una sorta di processo politico.
