Europee, il manifesto di Azione: “La politica sul serio”

Punti programmatici fondamentali
1. La lista Siamo Europei ha come obiettivo prioritario che l’UE continui a sostenere
l’Ucraina e assicuri a Kiev i mezzi per contrastare l’aggressione russa e riconquistare le
parti del suo territorio ancora sotto il controllo di Putin. I partecipanti alla lista, se eletti,
si impegnano a votare coerentemente con quanto espresso sopra. La difesa
dell’Ucraina deve essere il primo passo verso una politica estera europea più
strutturata ed efficace al fine di favorire processi di sviluppo, cooperazione e stabilità
nelle diverse aree di crisi, in particolare nei Balcani, in Medio Oriente e nel continente
africano. In questo contesto, il contrasto all’integralismo islamico e l’isolamento
internazionale degli Stati che ne sono promotori e fiancheggiatori, deve essere una
fondamentale linea di politica estera dell’Unione europea.
2. Siamo favorevoli all’istituzione di un’unione della difesa e di forze armate europee
capace di contenere la minaccia russa e dare consistenza alla politica estera
dell’Unione. Riteniamo che questa iniziativa rappresenti il primo concreto passo verso
gli Stati Uniti d’Europa. In particolare, riteniamo che occorra dar vita ad una Forza
europea di reazione rapida con consistenti capacità “multidominio” e sotto diretto
comando della Commissione Ue. Consideriamo conseguentemente necessaria
l’istituzione di un Commissario alla Difesa che, oltre a gestire i relativi fondi e programmi
europei, presenti e futuri, abbia anche l’obiettivo di indirizzare le spese dei Paesi membri
(ottimizzando gli investimenti sui sistemi d’arma) e finanziare, attraverso emissione di
eurobond, progetti di difesa comune (es. Iron Dome europeo). Il perseguimento di una
maggiore autonomia strategica europea dovrà essere in ogni caso coerente con la
missione e l’operatività della NATO, che rimane un perno fondamentale della difesa
europea e del partenariato atlantico.
3. Riteniamo urgente e necessario che, in linea con quanto auspicato dal Parlamento
Europeo, sia eliminato il voto all’unanimità nell’ambito del Consiglio. Tale voto è oggi
utilizzato come mezzo di ricatto dei singoli Stati membri anche sui temi più delicati e
urgenti, come ad esempio il sostegno all’Ucraina, producendo insoddisfacenti
compromessi al ribasso. Allo stesso tempo vogliamo che il Parlamento Europeo sia
dotato di poteri di iniziativa legislativa, oggi monopolio della Commissione. Infine,
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siamo per lo spostamento dei poteri di emergenza, in caso di crisi, dal Consiglio alla
Commissione.
4. Siamo per la “tolleranza zero” rispetto a ogni violazione dello Stato di diritto. Siamo
perciò favorevoli all’introduzione di un limite temporale di sei mesi, entro i quali il
Consiglio deve verificare la possibile violazione dello Stato di diritto da parte di uno
Stato membro e adottare le misure conseguenti previste dai Trattati. In questo contesto
una priorità deve essere il contrasto alle indebite ingerenze nei processi decisionali
europei delle dittature straniere attraverso finanziamenti diretti e indiretti a partiti e
singoli rappresentanti politici. La lotta alle mafie, sempre più internazionalizzate, deve
essere centralizzata per ciò che concerne il riciclaggio di denaro e l’infiltrazione nel
sistema bancario.
5. L’impegno per la transizione ambientale è non solo necessario per salvare il pianeta,
ma rappresenta anche un’opportunità per cittadini e imprese. Pensiamo che vada
riformato tutto l’impianto del “Green Deal”. Sappiamo che molti obiettivi in esso
contenuti non sono materialmente raggiungibili e alcune delle normative approvate
(es. Case Green) risultano insostenibili finanziariamente. Riteniamo che ogni misura
debba essere rivista alla luce di una serie di analisi di impatto tecnologicamente
neutrali, corredate da una chiara indicazione delle fonti di finanziamento. Per ciò che
riguarda la produzione elettrica, va garantito pari sostegno normativo e finanziario a
tutte le tecnologie a bassa emissione, incluso il nucleare della migliore tecnologia oggi
disponibile.
6. Riteniamo fondamentale che nasca finalmente una politica industriale comune,
sostitutiva degli strumenti nazionali. Questi, la cui ampiezza è aumentata dopo il
Covid anche per effetto della ridefinizione dei limiti degli aiuti di Stato, stanno
danneggiando irreparabilmente il mercato unico. La politica industriale comune dovrà
avere un capitolo relativo alla sicurezza degli approvvigionamenti e prendere atto
dell’instabilità delle catene globali del valore, dovuta all’aumento della complessità del
quadro geopolitico. In questo contesto dobbiamo necessariamente armonizzare le
aliquote fiscali e le basi imponibili per ciò che riguarda la tassazione degli utili e delle
imprese, anche per evitare la nascita di paradisi fiscali interni all’Unione. Come ha
recentemente spiegato Mario Draghi al Parlamento Europeo, l’Europa ha bisogno di un
massiccio piano di investimenti. Riteniamo che questo piano straordinario per gli
investimenti e le competenze vada gestito direttamente dalla Commissione Europea.
7. Va ripreso il percorso per un accordo commerciale con gli USA. Il negoziato per il
Transatlantic Trade and Investment Partnership va rilanciato. Con la riduzione delle
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opzioni di mercato derivanti dal mutato quadro geopolitico, l’apertura reciproca dei
mercati agli investimenti e al commercio, eliminando le barriere tariffarie e non
tariffarie, diventa un’assoluta priorità per Stati Uniti e UE. L’EU-US Trade Technology
Council va rafforzato e reso permanente.
8. Riteniamo urgente il completamento del lavoro in sede europea per regolare
operativamente l’età di accesso ai social e ai siti vietati, in ottemperanza al Digital
Services Act, e la responsabilità delle piattaforme sui contenuti pericolosi o falsi
pubblicati.
9. Il pilastro sociale dell’Unione europea va rilanciato con una particolare attenzione ai
temi della sanità, dell’istruzione, della demografia e della parità di genere. È interesse
prioritario dell’Italia che venga riaperta la linea di finanziamento del MES relativa al
potenziamento dei Sistemi Sanitari Nazionali. Analogo meccanismo va studiato per
finanziare le politiche demografiche e l’accesso delle donne al mercato del lavoro.
Occorre un PNRR dedicato ai diritti sociali. Al centro dei piani per una nuova Europa va
messo un “New Deal” per l’uomo nell’era digitale. Non esiste un’equa distribuzione della
ricchezza senza un’equa distribuzione della conoscenza. Va quindi combattuto senza
quartiere l’analfabetismo funzionale che sta minando le democrazie persino più delle
diseguaglianze economiche, destinando una quota più rilevante dei fondi strutturali
all’istruzione, alla formazione e alla cultura. La gestione delle conseguenze sociali della
globalizzazione, dell’innovazione e della transizione ambientale non può essere più
lasciata interamente al mercato. Dovranno poi essere finanziati a livello europeo
strumenti per la formazione permanente dei lavoratori.
È urgente e indispensabile la fondazione di un nuovo sistema di welfare 4.0 che
comprenda anche il sussidio di disoccupazione europeo e un “Erasmus plus”
accessibile a tutti gli studenti europei. Laddove esistono alti tassi di cultura e un welfare
efficace il populismo non attecchisce.
10. L’UE deve concentrare i fondi della cooperazione sull’Africa secondo il modello
previsto dalla proposta italiana del “Migration compact”. Riteniamo che si debbano
incrementare gli aiuti per lo sviluppo infrastrutturale ed economico, la sanità e
l’istruzione dei nostri partner africani, condizionandoli a una cooperazione efficace per
la protezione delle frontiere interne ed esterne. Siamo per il superamento dell’accordo
di Dublino con l’introduzione di una redistribuzione obbligatoria, preventiva e
permanente dei richiedenti asilo tra gli Stati membri, senza possibilità di esoneri
attraverso il versamento di contributi finanziari. Vanno però sostenute politiche
concentrate non solo sull’accoglienza e sulla redistribuzione, che mirino anche alla
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formazione e al conseguente inserimento lavorativo. L’UE è un continente in progressivo
innalzamento dell’età media che ha bisogno di strutturare vie legali di accesso per le
migrazioni selettive e mirate. Riteniamo poi le responsabilità sul controllo delle frontiere
esterne dell’UE, sulla gestione dei centri di prima accoglienza dei flussi di migranti in
arrivo vada accentrata su Frontex e, insieme alla gestione degli accordi di rimpatrio
con i Paesi terzi, debbano essere di competenza della Commissione europea

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