Flussi d’ingresso legali usati come “ulteriore canale di immigrazione irregolare”, con lo spettro di una regia della criminalità organizzata: dal monitoraggio sugli ultimi due ann, sono emersi “dati allarmanti” in “alcune regioni, su tutte la Campania”, secondo lo scenario illustrato da Giorgia Meloni in Cdm, dopo aver consegnato un esposto al Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo sull’applicazione degli ultimi decreti flussi.
Il Viminale calcola 21.574 migranti sbarcati finora da gennaio, contro i 51.628 dei primi cinque mesi dell’anno scorso.
Ma è su un altro fenomeno che la presidente del Consiglio mette ora il focus: le storture e le possibili ingerenze mafiose nel sistema di ingresso in Italia per motivi di lavoro, anche stagionale, nell’ambito delle quote stabilite nei Dpcm emanati periodicamente.
Il governo Meloni a fine 2022 ha varato un decreto per 82.705 persone in un anno e poi nel 2023 ha reso triennale la programmazione della quota fissandola a 452mila persone, ampliando categorie professionali e settori produttivi.
Per ora il quadro dipinto dalla premier è quello di “un numero di domande di nulla osta al lavoro per extracomunitari, durante il click day, totalmente sproporzionato rispetto al numero dei potenziali datori di lavoro, siano essi singoli o imprese”. E su questo tema ha aperto un nuovo fronte con Vincenzo De Luca, con cui è da tempo ai ferri corti.
In goni caso il Pd ritiene opportuno che La Meloni e Melillo siano ascoltati dalla Commissione parlamentare antimafia, una richiesta che, se formalizzata, sarà valutata il 12 giugno dall’ufficio di presidenza della Commissione stessa.
