Vittoria Ferdinandi, appena eletta sindaco di centrosinistra di Perugia, ha accolto nel proprio staff Andrea Ferroni, un ricercato internazionale con l’accusa di terrorismo da Kiev, che nel 2017 chiese nei suoi confronti l’estradizione. L’uomo, nel 2017, era consigliere comunale di Torgiano (Perugia), ed era partito per l’Ucraina Orientale con un gruppo di compagni nostalgici della ex Unione sovietica. Una spedizione che portava il nome di Carovana Antifascista.
Per Ferroni e altri il governo di Kiev aveva chiesto l’estradizione per terrorismo. In seguito, Ferroni aveva spiegato a Il Fatto Quotidiano che “l’unità di crisi della Farnesina si è attivata, attraverso il nostro partito, per bloccare ogni richiesta da parte del governo di Kiev nei confronti della magistratura italiana. Il caso sembra essersi dissolto. Ci hanno avvertiti di non tornare in Ucraina, né nei paesi amici di quest’ultima. Ma noi non vogliamo fare nessun passo indietro: proseguiamo con quanto ci ha chiesto la popolazione ucraina e cercheremo, se possibile, di stipulare un gemellaggio tra le nostre istituzioni locali e quelle del Donbass”.
Ma come mai nessuno, nel centrosinistra, ha sollevato la questione dell’incoerenza e della gravità della presenza di Andrea Ferroni nello staff del sindaco di Perugia, in un momento in cui l’Italia e tutto l’Occidente si sono schierati proprio dalla parte dell’Ucraina?
