Il noto cantante Edoardo Bennato, alla soglia degli ottant’anni, in una intervista alla Stampa, in occasione del Premio Tenco consegnatogli a Sanremo sul palco dell’Ariston, parla della politica e dell’influenza che ha nel mondo della musica: “L’importante è dire quello che pensi nelle canzoni e non fare comizi, come quel Ghali, che peraltro è già meno peggio di tanti altri che fanno canzoni senza senso – almeno per me . Una certa fazione politica utilizza questi personaggi…” ha detto riferendosi, chiaramente, alla sinistra, che spesso sfrutta la visibilità dei cantanti in voga per attirare le masse dalla propria parte. “Io la patente per fare questo mestiere l’ho avuta dalla sinistra a Civitanova Marche. Nel ’73 uscì il mio album e pensavo di avercela fatta. Ma dopo due settimane mi chiama il direttore della Ricordi e dice: ‘Nessuno lo compra perché la regola fondamentale di questo mestiere è la promozione. Quelli della Rai hanno detto che la tua voce è sgraziata, sgradevole. Il contratto è sciolto’. Ho imparato che in questo mestiere non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che tu riesci a imporre attraverso la promozione”.
Arrivare sul palco del Festival di Civitanova Marche fu un momento di svolta per la sua carriera. “Lotta continua, Avanguardia operaia: c’era tutta l’intellighenzia di sinistra. E da lì mi iscrissero a tutti i festival e raduni collettivi della sinistra. Loro sono stati in grado di farmi diventare una leggenda. Il capo della Ricordi mi chiese ‘Come hai fatto?. E io: ‘Semplice: mi sono fatto raccomandare dalla sinistra”... Nel 1977 mi chiamarono per la Festa dell’Unità a Modena. Avevo pubblicato Burattino senza fili: da avanguardia diventai nazionalpopolare. Solo che mi feci male giocando a calcio e tutta l’estate restai fermo con il gesso. E così lievitò l’interesse per me”.
Poi racconta: “Mi chiamò il Pci. A Modena sul manifesto c’era scritto: ore 19 Edoardo Bennato, ore 21 Enrico Berlinguer. Al pomeriggio arrivò Berlinguer. Aveva un vestito celestino, era simpatico, fortissimo. Mi disse: ‘Possiamo fare il contrario? Io parlo alle 19 e lei suona alle 21’… . Questo perché erano arrivati 3-400 mila ragazzi da tutto il Nord Italia». Per lei? «Tu che ne dici? Dal dopoguerra in poi, senza tema di essere smentito, io dico le cose più a sinistra di tutti. Ma il giorno dopo a Pesaro ci aggredirono… «Gli stessi che interruppero il concerto di De Gregori, incendiarono il palco dei Led Zeppelin a Milano e tirarono molotov a Santana a Torino. Dicevano che la musica era gratis. E andavano da quelli di sinistra: da me, De Gregori, Venditti. Mica andavano nella discoteca a 100 metri dove c’erano Cocciante o i Pooh e si pagavano 10 mila lire. Figli di papà che da sempre fanno violenza, giocano a fare i rivoluzionari perché hanno la pancia piena. De Gregori a volte accettava il dialogo. Ma loro non volevano il dialogo. Solo sfogarsi…”.
