In una intervista a Repubblica, Ignazio La Russa ha sottolineato le tensioni tra la destra e la magistratura, spiegando che alcuni giudici andrebbero “oltre” nel proprio lavoro, con la volontà di “affermare la propria visione della società e della politica attraverso la giurisdizione”. “Leggo che Santalucia dice: la nostra è una Costituzione progressista. In realtà l’hanno scritta cattolici, liberali, comunisti, conservatori. Capisco che possa affermare che è permeata da spirito antifascista, ma non è progressista”, ha proseguito il presidente del Senato, ricordando che “nel senso comune (progressista, ndr) vuol dire di sinistra”.
“Nei casi grigi a volte si intende affermare la propria visione del mondo. Questa lettura forse può spiegare la sentenza sul centro in Albania”, ha proseguito, chiarendo che “la destra, che vuole governare, vorrebbe rispetto per le prerogative della politica. Ed è per questo che dobbiamo chiarire questa zona grigia”. “Perché altrimenti non si capisce quale sia il confine tra le funzioni della giustizia e quelle della politica. Insieme, in modo concorde – maggioranza, opposizione, magistrati – dobbiamo perimetrare questi ambiti. La lite non funziona”. Una riforma complessiva del Titolo IV della Carta, quello sui “Rapporti politici”, introdotta da una domanda di Tommaso Ciriaco, che firma l’intervista, potrebbe dunque essere un’ipotesi, perché “potrebbe essere utile una riforma che faccia maggiore chiarezza nel rapporto tra politica e magistratura”. “Così non funziona”.
In merito alla sentenza sull’Albania, il presidente del Senato ha ricordato che “una sentenza si può criticare” ed “è sempre successo, a destra come a sinistra”. E ha difeso la scelta di Meloni di ripubblicare senza commenti la lettera di Patarnello: “Ha fatto bene. Cosa può dire di più a un magistrato che dice a un altro magistrato di voler contrastare il governo e definisce pericoloso il premier?”.
