La Banca d’Italia ha fissato allo 0,7% le stime di crescita per il 2024. Ed appare fiducioso anche il ministro dell’Economia che confida di chiudere l’anno con +0,7% o più. Per il 2025 intanto il governo indica una crescita dell’1,2%. Ma a pesare sulle stime sono tante variabili che tuttavia potrebbero essere bilanciate da una ripresa dei consumi e degli investimenti sotto la spinta del Pnrr. Sul fronte estero i rischi sono rappresentati dal persistere dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente; dai dazi che potrebbero arrivare dal presidente Usa Donald Trump e dalla concorrenza cinese che peserebbero sull’export. Sul fronte interno resta il nodo dei consumi con le famiglie che restano reticenti a spendere nonostante il calo dell’inflazione e il miglioramento dell’occupazione. Ma è proprio stimolando la leva della domanda interna e assicurando il successo del Piano Ue di ripresa e resilienza che si potrebbero confermare se non superare le stime. Cruciale sarà superare quella che il Centro studi di Confindustria definisce “crisi dell’industria”, con un calo tendenziale del 3,6%, profondo per l’automotive (-34,5%), articoli in pelle (-17,2%), raffinati petroliferi (-15,8%), per citare le contrazioni maggiori.
