TFR, dal 2027 cambia la tassazione: cosa succede alle somme di fine rapporto

Dal 1° gennaio 2027 è prevista una modifica importante per la tassazione del trattamento di fine rapporto. A cambiare sarà il meccanismo che finora consentiva, in determinate circostanze, di confrontare la tassazione applicabile al momento della cessazione del rapporto con quella prevista dal sistema fiscale in vigore alla fine del 2006.

La novità interessa direttamente i lavoratori che termineranno il proprio rapporto di lavoro e, sul piano operativo, richiederà attenzione anche da parte di aziende, consulenti e uffici che si occupano dell’elaborazione delle competenze di fine rapporto.

Non significa, però, che dal 2027 tutti i lavoratori saranno automaticamente chiamati a pagare più imposte sul TFR. L’effetto dipenderà dalle caratteristiche della singola posizione e dal vantaggio fiscale che, con le regole attuali, poteva derivare dal confronto con il vecchio regime.

Perché il TFR ha una tassazione particolare

Il trattamento di fine rapporto viene accantonato progressivamente durante gli anni di lavoro e viene corrisposto, di regola, quando il rapporto termina.

Proprio perché può maturare nell’arco di un periodo molto lungo, il TFR non viene tassato secondo le stesse modalità utilizzate per la normale retribuzione mensile. Si applica infatti il regime della tassazione separata, pensato per evitare che una somma accumulata nel corso di molti anni venga trattata come se fosse stata percepita interamente nello stesso periodo d’imposta.

Nel tempo, inoltre, le aliquote e gli scaglioni dell’IRPEF sono cambiati. Per evitare che le modifiche intervenute nel sistema fiscale determinassero automaticamente un trattamento meno favorevole per chi riceveva il TFR, era stata introdotta una specifica tutela.

Il meccanismo delle aliquote del 2006

La disciplina introdotta negli anni scorsi prevedeva, in determinate situazioni, un confronto tra il regime fiscale applicabile alla tassazione del TFR e quello che sarebbe risultato utilizzando le aliquote e gli scaglioni vigenti al 31 dicembre 2006.

Il principio era quello della maggiore convenienza per il contribuente.

In sostanza, quando il raffronto con il vecchio sistema fiscale risultava più favorevole, la clausola di salvaguardia consentiva di evitare che le successive modifiche delle aliquote IRPEF si traducessero in un aggravio fiscale sul trattamento di fine rapporto.

Si trattava quindi di una sorta di protezione rispetto ai cambiamenti intervenuti nel sistema tributario dopo il 2006.

Cosa cambia dal 1° gennaio 2027

La modifica prevista dal nuovo Testo unico delle imposte sui redditi elimina questa clausola di salvaguardia.

Dal 2027 non sarà quindi più possibile ricorrere al confronto con le aliquote e gli scaglioni che erano in vigore alla fine del 2006 per ottenere, quando più conveniente, il trattamento fiscale derivante dal vecchio regime.

Il cambiamento può essere riassunto in modo semplice: viene meno il meccanismo che permetteva di utilizzare come riferimento alternativo la disciplina fiscale del 2006 quando risultava più vantaggiosa.

La tassazione continuerà naturalmente a essere determinata secondo le regole previste dalla normativa applicabile, ma senza la possibilità di effettuare quel particolare confronto con il sistema precedente.

Tutti pagheranno più tasse sul TFR?

La risposta non è necessariamente positiva.

L’eliminazione della clausola non comporta automaticamente un aumento dell’imposta per ogni lavoratore che riceverà il TFR dal 2027.

Per capire l’effetto concreto occorre infatti considerare la situazione fiscale individuale e verificare quale risultato produceva, fino al 2026, il confronto con le aliquote del 2006.

Per alcuni lavoratori la differenza potrebbe essere contenuta. In altre situazioni, invece, la possibilità di applicare il vecchio regime poteva determinare un vantaggio più significativo.

È quindi più corretto parlare della soppressione di una tutela fiscale piuttosto che affermare che il TFR sarà necessariamente più tassato per tutti.

Un esempio per capire la differenza

Si può immaginare un lavoratore che interrompa il proprio rapporto e debba ricevere il TFR maturato.

Con il sistema precedente, il calcolo poteva comportare il confronto tra due risultati:

  • la tassazione determinata sulla base delle regole fiscali applicabili;

  • la tassazione ottenuta utilizzando, quando previsto, le aliquote e gli scaglioni vigenti alla fine del 2006.

Se il secondo risultato era più favorevole, la clausola di salvaguardia consentiva di tenere conto del trattamento fiscale più conveniente.

Dal 2027 questa possibilità viene eliminata.

Il confronto con il vecchio sistema del 2006 non potrà quindi più essere utilizzato per ridurre il prelievo fiscale semplicemente perché produceva un risultato migliore.

Particolare attenzione per chi lascia il lavoro tra fine 2026 e inizio 2027

Uno dei punti che richiedono maggiore attenzione riguarda i rapporti di lavoro che terminano proprio a cavallo tra il 2026 e il 2027.

La nuova disciplina è destinata ad applicarsi dal 1° gennaio 2027, ma per individuare concretamente quali situazioni rientrino nel vecchio o nel nuovo regime occorre considerare non soltanto la data materiale di cessazione del rapporto, ma anche le regole che disciplinano la maturazione e la percezione del TFR.

Per questo motivo, nei casi collocati a ridosso della data di entrata in vigore della nuova disciplina, non è prudente fare affidamento esclusivamente sulla data indicata nella comunicazione di cessazione.

Sarà necessario verificare come le diverse disposizioni si coordinano tra loro e quali criteri saranno utilizzati per determinare il regime fiscale applicabile.

Cosa devono verificare aziende e uffici paghe

La modifica non riguarda soltanto il lavoratore.

Anche i datori di lavoro, gli uffici amministrativi e i professionisti incaricati della gestione delle paghe dovranno adeguare le procedure utilizzate per determinare la tassazione delle somme corrisposte alla cessazione del rapporto.

Particolare attenzione sarà necessaria per le pratiche elaborate nelle settimane a cavallo tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, quando sarà importante distinguere correttamente le posizioni interessate dalla vecchia disciplina da quelle sottoposte alle nuove regole.

Cosa significa per chi sta pensando di lasciare il lavoro

La modifica fiscale può naturalmente rendere interessante capire quale regime sarà applicabile al proprio TFR, soprattutto per chi si trova già vicino alla cessazione del rapporto.

Questo, però, non significa che sia sempre conveniente anticipare la fine del rapporto entro dicembre 2026.

La convenienza effettiva dipende infatti da diversi elementi: importo del TFR, caratteristiche del rapporto di lavoro, data effettiva di cessazione, momento di percezione della somma e regime fiscale concretamente applicabile.

Una decisione sulla data di cessazione non dovrebbe quindi essere presa sulla base del solo cambiamento della tassazione, senza prima verificare quale sarebbe l’effetto economico nel caso specifico.

La novità in sintesi

Dal 2027 il sistema della tassazione del TFR cambia sotto un profilo preciso: viene eliminata la possibilità di utilizzare, quando più conveniente, il confronto con le aliquote e gli scaglioni IRPEF vigenti al 31 dicembre 2006.

Non si tratta, quindi, di un aumento automatico delle imposte per tutti i lavoratori.

Il vero elemento da considerare è la perdita del vecchio meccanismo di salvaguardia, che in precedenza poteva consentire un trattamento fiscale più favorevole.

Per chi terminerà il rapporto di lavoro tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 sarà particolarmente importante verificare con attenzione date e modalità di maturazione del TFR, in attesa degli eventuali chiarimenti necessari sull’applicazione concreta delle nuove disposizioni.

Noemi De Noia

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