La Corte d’appello di Roma ha confermato le condanne per i responsabili dell’assalto alla sede nazionale della Cgil, respingendo i ricorsi presentati dagli imputati e accogliendo le richieste della Procura generale. La prima sezione della Corte ha mantenuto le pene inflitte in primo grado ai principali esponenti dell’estrema destra coinvolti nei fatti.
Tra le condanne più pesanti figurano quelle di Roberto Fiore, storico leader di Forza Nuova, a otto anni e sei mesi di reclusione, e di Giuliano Castellino, referente romano del movimento, a otto anni e sette mesi. Le decisioni riguardano anche altri imputati, tra cui l’ex esponente dei Nuclei Armati Rivoluzionari Luigi Aronica, oltre a Salvatore Lubrano, Luca Castellini, Lorenzo Franceschi e Pamela Testa.
I reati contestati e la responsabilità nell’assalto
I giudici hanno confermato le responsabilità penali, a vario titolo, per reati che comprendono la devastazione aggravata in concorso, la resistenza a pubblico ufficiale pluriaggravata e l’istigazione a delinquere.
La sentenza riguarda l’assalto alla sede nazionale del sindacato, un episodio che aveva suscitato una forte reazione nell’opinione pubblica e nel mondo politico. La conferma delle condanne ribadisce la gravità attribuita dai giudici alle condotte contestate e alla violenza esercitata contro la sede di un’organizzazione sindacale.
Le dichiarazioni di Roberto Fiore in aula
All’inizio dell’udienza, Roberto Fiore ha rilasciato dichiarazioni spontanee, contestando il modo in cui la vicenda è stata raccontata dai mezzi d’informazione. Il leader di Forza Nuova ha denunciato quella che ha definito «un’incredibile campagna televisiva e di stampa a cui non è stato possibile replicare», sostenendo che il clima mediatico avrebbe favorito una lettura pregiudiziale del procedimento.
Le sue contestazioni non hanno modificato l’esito del giudizio: la Corte d’appello ha respinto i ricorsi e confermato le pene stabilite in primo grado, mantenendo le conclusioni raggiunte nel procedimento sulla responsabilità degli imputati.
La decisione rappresenta un nuovo passaggio giudiziario nella vicenda dell’assalto alla Cgil, uno degli episodi più significativi delle tensioni politiche e sociali legate alle proteste dell’autunno 2021.
