Il Presidente dell’INPS “lavora col favore delle tenebre” e non fa nomi e cognomi dei deputati e politici locali che hanno chiesto il bonus 600 euro: chiama ancora in causa il Garante privacy, che pure ha già dato via libera. “Nel periodo di Covid l’esigenza era pagare e non controllare, pagare subito e poi controllare” si difende.
Si è tenuta oggi, alle ore 12:00, l’audizione in diretta streaming, in commissione Lavoro della Camera sulle modalità di richiesta e liquidazione del bonus da 600 euro intascato da parlamentari e amministratori.
Pasquale Tridico, Presidente dell’INPS, si difende dalle accuse:
Abbiamo seguito la legge. L’esigenza dell’Istituto era di pagare subito, perché il Paese era in emergenza, e poi controllare in un secondo momento. Abbiamo risposto in modo efficace in 15 giorni, predisponendo una misura che non esisteva. […] L’estrema semplificazione dei requisiti di accesso alla misura del bonus rischiava di essere appetibile a chi fa delle frodi la sua missione. La direzione centrale Antifrode ha attivato così un controllo parallelo, diverso a seconda della prestazione ma uguale come output. L’attività ha consentito di individuare oltre 3mila matricole aziendali evitando elargizioni non dovute. [L’attività della Direzione centrale antifrode] È necessaria in un Paese come il nostro in cui ci sono 115 miliardi di evasione fiscale e contributiva. L’Inps ha pagato 13 milioni di prestazioni fino al 3 agosto, prestazioni di cassa integrazione per 6 milioni di individui e 4,1 milioni di bonus da 600 euro il primo mese, che sono stati rinnovati dopo qualche giorno dall’entrata in vigore del decreto Rilancio.
Aggiunge che nel caso sono coinvolti “oltre duemila politici locali e nazionali” ma non fa nomi.
I nomi dei politici che hanno preso il bonus non li abbiamo dati. Sono usciti perché si sono autodenunciati. La notizia non è uscita dal sottoscritto né direttamente né indirettamente. E’ stata una notizia trafugata e io ho già avviato un audit interno. […] Respingo le accuse di una azione manipolata, le strutture sono autonome e la loro azione è stata egregia, hanno dato lacrime e sangue per mettersi al servizio del Paese.
“Per i nomi serve la richiesta formale e chiederemo al Garante della Privacy.” ha continuato. Che però ha già dato il nulla osta, trattandosi di persone con cariche pubbliche che hanno ricevuto benefici statali. Ma Tridico ha detto che quella nota non è sufficiente: “Abbiamo investito il garante, che ha scritto una nota, che ha bisogno di un approfondimento, che è in corso”.
