Crisi del dollaro: processo di indebolimento ai titoli di coda

Come da attese, nell’ultimo meeting la Federal Reserve ha confermato il costo del denaro, ribadito il Quantitatve Easing ai livelli attuali e l’intenzione di continuare lo shopping fino a che non saranno stati registrati “progressi sostanziali” verso i suoi target.

Nello specifico, i tassi sono rimasti fermi allo 0-0,25% e gli acquisti proseguiranno al ritmo di 120 miliardi di dollari al mese (80 miliardi di dollari di Treasury e 40 miliardi di Mortgage-Backed Security). Questo stato di cose non subirà variazioni fino a quando non sarà chiaro che l’economia è uscita dalla crisi indotta dal Covid-19.

Anche se le decisioni non hanno colto di sorpresa gli operatori, la mancanza di indicazioni più chiare su quella che sarà la strategia delle Fed nei prossimi mesi ha un po’ sorpreso.

Dai quattro di novembre, nell’ultimo meeting della Fed sono saliti a cinque i membri che ritengono che il costo del denaro resterà ai livelli attuali fino al 2023.

Questo anche alla luce di un contesto inflattivo che non desta preoccupazioni: il tasso di inflazione a novembre, sia in versione completa che nel caso dell’indice “core”, ha segnato un +0,2%. Rispetto ad un anno prima, il Cpi ha invece registrato un +1,2%. Anche se non si tratta di livelli europei o giapponesi, da qui a preoccuparsi per l’avanzata dei prezzi ce ne passa parecchio.

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