Le risorse del Recovery Fund verranno erogate in base al Piano nazionale di ripresa e resilienza che ogni Stato deve presentare a Bruxelles.
Sarà questo importante documento, infatti, a dare attuazione concreta al programma Next Generation EU, approvato dall’UE come integrazione del Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027 per far fronte in via straordinaria alle conseguenze economiche e sociali della pandemia.
Il termine ultimo per la presentazione del Pnrr alla Commissione Europea è aprile 2021, ma già da ottobre 2020 l’Unione ha incoraggiato i 27 Paesi a condividere la bozza o i progetti preliminari. Il presidente del Consiglio Conte auspica l’invio a Bruxelles entro la metà di febbraio 2021.
In Italia, il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede tre assi strategici: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione
sociale, ai quali si aggiungono le tre priorità trasversali donne, giovani, Mezzogiorno. Il documento propone 4 sfide:
migliorare la resilienza e la capacità di ripresa dell’Italia; ridurre l’impatto sociale ed economico della pandemia; sostenere la transizione verde e digitale; innalzare il potenziale di crescita dell’economia e la creazione dell’occupazione.
Nella cornice di questi ampi obiettivi, il nostro Paese ha individuato 6 missioni da realizzare con le risorse, ben incanalate in progetti e riforme di medio-lungo periodo:
- Digitalizzazione, innovazione, competitività;
- Rivoluzione verde e transizione ecologica;
- Salute;
- Infrastrutture per la mobilità;
- Istruzione, formazione, ricerca e cultura;
- Equità sociale, di genere, territoriale
Da sottolineare, inoltre, che il Recovery Plan comprende 179 pagine. Come si legge nella bozza: “si articola in 6 Missioni, che a loro volta raggruppano 16 Componenti funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del governo. Le Componenti si articolano in 47 Linee di intervento per progetti omogenei e coerenti. I singoli Progetti di investimento sono stati selezionati secondo criteri volti a concentrare gli interventi su quelli trasformativi, a maggiore impatto sull’economia e sul lavoro”
L’ultimo documento proposto, sul quale si attende la valutazione del Cdm nella serata del 12 gennaio, dovrebbe comprendere in totale 222 miliardi, aumentando la dote da spendere grazie all’inclusione di altri Fondi UE (13,5 miliardi di React-EU e 1,2 miliardi del Just Transition Fund).
Il Pnrr ha stimato l’utilizzo di almeno 196 miliardi di euro provenienti dal Next Generation EU, ai quali si aggiungono risorse da altri fondi UE.
La bozza specifica: “Il Dispositivo Europeo di Ripresa e Resilienza (RRF), la principale fonte finanziaria del Piano di Ripresa e Resilienza dell’Italia, assicura al nostro Paese nel periodo 2021-26 circa 65,4 miliardi di euro di sovvenzioni e 127,6 miliardi di euro di prestiti, ovvero complessivi 193 miliardi..Con le revisioni delle previsioni macroeconomiche della Commissione e il cambiamento dell’anno base per il calcolo degli importi, le risorse disponibili per l’Italia sono salite a 196,5 miliardi”.
Quest’ultimi, con l’apporto anche delle somme del React EU, sono così suddivisi:
rivoluzione verde e transizione ecologica 68,9 miliardi di euro; digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura 46,18 miliardi di euro; infrastrutture per la mobilità 31,98 miliardi di euro; istruzione e ricerca 28,46 miliardi di euro; parità di genere e coesione sociale ed economica 21,28 miliardi di euro e salute 19,72 miliardi di euro.
Per ogni missione, i fondi prevedono ancora una ripartizione più dettagliata per riforme specifiche. Questo lo schema dell’ultima bozza:
Green
- efficienza energetica e riqualificazione edilizia: 29,35 miliardi;
- transizione energetica e mobilità: 18,22 miliardi;
- tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica: 15,03 miliardi;
- economia circolare: 6,3 miliardi
Digitalizzazione
- Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella P.A.: 11,45 miliardi
- Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo: 26,73 miliardi
- cultura e turismo: 8 miliardi
Infrastrutture mobilità
- alta velocità e manutenzione stradale 4.0: 28,30 miliardi
- intermodalità e logistica integrata: 3,68 miliardi
Istruzione e ricerca
- potenziamento didattica e diritto allo studio: 16,72 miliardi
- ricerca: 11,77 miliardi
Parità di genere e coesione
- politiche per il Lavoro: 12,62 miliardi
- infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore: 10,83 miliardi
- interventi speciali di coesione territoriale: 4,18 miliardi
Salute
- assistenza di prossimità e telemedicina: 7,9 miliardi
- innovazione assistenza sanitaria: 11,82 miliardi
Il piano di investimenti avrà un impatto significativo sulla crescita del Paese. Questo si legge nella bozza del Pnrr.
In dettaglio, attraverso le riforme attuate nelle diverse macroaree previste dal Recovery Plan, la previsione è di un Prodotto Interno Lordo a +3% a fine periodo di investimento, ovvero nel 2026.
Il PIL nazionale dovrebbe beneficiare dei seguenti effetti negli anni: +0,3% nel 2021,+ 0,5% nel 2022, +1,3% nel 2023, +1,7% nel 2024, 2% nel 2025.
Riflettori puntati, comunque, sull’andamento del debito pubblico, in grave espansione in Italia a seguito degli interventi straordinari per la pandemia. Si legge nella bozza del Pnrr che:
“È evidente quanto sia cruciale per le prospettive di espansione dell’economia e per la sostenibilità del debito pubblico selezionare progetti di investimenti pubblici ad alto impatto sulla crescita e accrescere l’efficienza delle Amministrazioni pubbliche preposte ad attuare tali progetti”
