Portland, Stati Uniti
L’86esimo giorno di proteste per la morte di George Floyd da parte di Antifa e Black
Lives Matter ha visto l’arrivo improvviso dei “Proud Boys”: un gruppo che si definisce
pro-Trump, proamericano e patriottico.
Poco inclini alla remissività, ai primi lanci di petardi, uova e spintonamenti da parte
dei BLM, i Proud Boys hanno iniziato una carica che è finita solo quando Antifa e
BLM si sono ritirati dalla piazza.
I proud boys, nati già nel 2016, stanno emergendo di recente per opporsi alle
violenze dei Black Lives Matters vista l’inerzia della polizia e delle istituzioni. Non si
aspettano nulla da nessuno ma rivendicano rispetto e tolleranza tanto quanto lo
chiedono gli altri gruppi che hanno reso le strade americane come le strade di Beirut
nei primi anni ‘80.
Il gruppo ha sede negli Stati Uniti e ha presenza in Canada, Australia e Regno Unito.
Il gruppo è stato fondato nel 2016 come uno scherzo nel Taki’s, magazine di estrema
destra dal co-fondatore di Vice Media ed ex commentatore Gavin McInnes.
McInnes ha iniziato a prendere le distanze dall’alt-right ( alternative right – destra
alternativa – movimento politico, nato negli Stati Uniti, che promuove ideologie di
destra alternative a quelle tradizionali del conservatorismo) all’inizio del 2017,
dicendo che il centro dell’alt-right è la razza mentre il suo focus è ciò che definisce
“valori occidentali “. Quindi è un movimento di destra non razzista e rinnega la
supremazia bianca. Anche se non mancano le critiche e le denunce su questa
posizione.
Il gruppo crede che gli uomini, specialmente i bianchi, e la cultura occidentale siano
sotto assedio; le loro opinioni hanno elementi della teoria del genocidio bianco.
Non solo Portland, in altre città si segnalano scontri tra Antifa/BLM e gruppi di
autodifesa in stile Proud Boys; in alcuni casi si danno appuntamento nei parchi o nei
deserti o nelle periferie per regolare i conti.
Questa evoluzione degli scontri, sta evidenziando una sempre maggiore
radicalizzazione del confronto nella patria della libertà di pensiero, profetizzando, nel
lungo termine (neanche tanto lungo), uno scontro che rischia di arrivare ad un punto
di non ritorno.
L’emotività della campagna elettorale rischiano di accentuare questi confronti
rischiando di farli straripare in conflitti veri e propri nella patria della armi da fuoco.
Intanto monitoreremo l’evolversi della situazione e cercheremo di capire non se, ma
quando, questi conflitti arriveranno anche in Italia.
MDN
