Il provvedimento era stato inserito dopo un lungo braccio di ferro nel decreto Rilancio. E se la ministra parla di “numeri che confermano bontà della norma”, basta guardare i dati che certificano il fallimento del governo e della ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova.
Ci teneva tanto alla regolarizzazione di colf e braccianti, minacciando persino le dimissioni. E si era commossa nell’annunciare il compromesso raggiunto a maggio per combattere la piaga del “caporalato”. Ma ora, con i dati alla mano, è possibile dirlo: quello della Bellanova è un sonoro fallimento. Le domande ricevute dal portale del ministero dell’Interno sono 207.542: l’85% arriva da colf e badanti (principalmente dalla Lombardia), mentre il resto riguarda i braccianti impiegati nelle campagne (il primato va alla Campania). Quanto al Paese di provenienza del lavoratore, ai primi posti risultano l’Ucraina, il Bangladesh e il Pakistan per il lavoro domestico e di assistenza alla persona; l’Albania, il Marocco e l’India per il lavoro subordinato (compreso quello nei campi).
La ministra, tuttavia, è soddisfatta:
Numeri importanti che confermano ancora una volta di più la bontà della norma, la sua necessità, la giustezza del percorso avviato che adesso dovrà necessariamente proseguire anche con il Piano Triennale contro il caporalato, con la piattaforma che agevola l’incrocio trasparente domanda e offerta di lavoro, e l’offerta integrata di servizi a partire dal trasporto. [Si tratta di] uomini e donne sottratte all’invisibilità e restituite alla dignità e regolarità dei rapporti di lavoro. […] L’incremento delle domande a partire dalla fine di luglio dice quanto fosse necessario sostenere la norma con una comunicazione capillare e rivolta ai beneficiari. Il nostro obiettivo è sottrarre al lavoro nero e al caporalato, che non è solo in agricoltura, persone e braccia. Le migliaia e migliaia di persone che, anche in agricoltura, da oggi, hanno riguadagnato visibilità e dignità, sono una ragione in più per rafforzare il nostro lavoro.
Giudizio opposto da Forza Italia: è un flop annunciato. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia affida la sua denuncia a Facebook:
Gli italiani sono stanchi della furia immigrazionista della sinistra e del M5S, i clandestini vanno rimpatriati, non coccolati e regolarizzati. La Bellanova in lacrime aveva raccontato che la sanatoria di massa dei clandestini fatta dal Governo in piena crisi coronavirus serviva ad aiutare le aziende agricole e a salvare i braccianti dal caporalato. Era una menzogna, ovviamente, e ora i dati ufficiali lo certificano: su 207.000 regolarizzazioni, l’85% riguarda sedicenti colf e badanti (uomini), che con ogni probabilità si licenzierà appena ottenuto il permesso di soggiorno.
Concorda la forzista Anna Maria Bernini:
I numeri definitivi forniti dal Viminale ufficializzano il fallimento della sanatoria nel settore per cui era stata varata, ossia l’agricoltura. Un flop annunciato ma ugualmente clamoroso. Forza Italia ha denunciato più volte che la sanatoria non avrebbe risolto i problemi del reperimento di manodopera nei campi, né fatto emergere il lavoro nero in quel settore. Si è solo incentivato il mercato nero dei permessi di soggiorno. Un altro annuncio roboante, insomma, contraddetto dalla realtà.
