Se perfino il premier Conte è sceso in campo per spingere PD e M5S a stringere un’alleanza per il voto del 20-21 settembre, significa che il futuro del governo dipende dall’esito delle elezioni regionali in Puglia e nelle Marche.
Da sinistra si moltiplicano gli appelli affinché i grillini mettano da parte i loro candidati. Ne parlavamo qualche giorno fa: Antonella Laricchia, candidata grillina in Puglia, ha denunciato su Facebook:
Più importanti dei miei vantaggi personali (mi hanno promesso poltrone certe, prestigio assicurato) o di Giuseppe Conte (una maggioranza parlamentare teoricamente più rinsaldata), ci sono gli interessi dei pugliesi. Non chiedetemi di piegare la testa, trovate il coraggio di tagliarla.
Parole inequivocabili: nessun appoggio a Michele Emiliano e al Pd, si va avanti da soli. E anche Vito Crimi, capo politico del Movimento, conferma: le alleanze con il Pd sono un valore aggiunto, ma solo dove ci sono le condizioni e soprattutto senza nessuna forzatura. Si è, inoltre, fuori tempo massimo: questo sabato, alle ore 12:00, scadono i termini per la presentazione delle liste.
E anche dalle Marche arriva l’ennesimo secco no. Gianni Mercorelli, candidato M5S alla presidenza della Regione, non usa mezzi termini:
Comprendo la richiesta di Conte, ma il suo appello arriva fuori tempo massimo. È un percorso che forse, anche da parte sua, poteva essere avviato un po’ prima. Non esiste nessuna trattativa col Pd. Stimo profondamente il presidente del Consiglio, il suo è un buon proposito ma bisogna fare i conti con le realtà locali, con un territorio che viene da anni di gestione di sinistra. È una storia inammissibile. Evidentemente Conte non è al corrente di quello che succede sui territori.
Insomma, 2 a 0, partita chiusa, a meno che Crimi e Di Maio non decidano di forzare la mano, provocando però il caos e una profonda frattura con i pentastellati pugliesi e marchigiani.
I sondaggi, inoltre, parlano chiaro: in Puglia Fitto stacca gli avversari di 5-6 punti, nelle Marche Francesco Acquaroli addirittura di 8-10 punti.
Puglia e Marche sono entrambe attualmente guidate dal Pd e dal Centrosinistra. Dando per ormai scontate le vittorie di Luca Zaia in Veneto e di Giovanni Toti in Liguria, un trionfo del Centrodestra potrebbe avere forti ripercussioni a Roma. Il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia ha già calato l’asso: in caso di mancato accordo ha già annunciato che farà appello al voto disgiunto per cercare di fermare Raffaele Fitto. La speranza dei Dem è che non ci siano sorprese in Toscana e in Campania, altrimenti la maggioranza dovrà cominciare a tremare.
