“Atene non è degna dell’eredità bizantina. Il successore di Bisanzio fu l’Impero Ottomano Atene rifiuta di prendere lezioni dalla storia e si comporta come uno pseudo-uomo nel Mediterraneo. La Turchia otterrà ciò di cui ha diritto nel Mediterraneo orientale, nell’Egeo e nel Mar Nero. Non faremo concessioni” queste le dichiarazione, sempre più sfacciate del sultano turco, dimostrano come la crisi stia avanzando in maniera esponenziale verso il punto di non ritorno. Non solo ma le dichiarazioni sono state fatte in un giorno particolare il 26 agosto, anniversario della disfatta bizantina a Manzikert contro le forze turche (1071).
La Turchia chiede un ridimensionamento di tale area nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale a tutto danno di un paese UE e quindi dell’Europa tutta. Questa è una delle cause della crisi in corso.
Le altre cause principali del conflitto sono: territori contesi nella Tracia orientale, isole contese nell’Egeo, demilitarizzazione dell’Egeo, riduzione piattaforma continentale di Atene (a vantaggio ovviamente del sultanato moderno).
Non sappiamo come andrà a finire questa storia (o meglio lo immaginiamo ma sarà oggetto di una indagine geopolitica), ma un minimo di acume di politica estera, fa presupporre che bisogna limitare le ambizioni del sultano prima che sia troppo tardi: i tanti fronti aperti (Libia, Siria, Mediterraneo orientale, repubbliche ex sovietiche con le minoranze turcofone, adesso anche l’intromissione nelle proteste islamiche svedesi) e la crisi economica/monetaria che attanagliano la Turchia, indicano che è questo il momento di intervenire e non di stare sul balcone a guardare. Anche perché allo stato attuale, per limitare le proiezioni turche la Grecia appare come un muro da non far superare perché il prossimo paese diretto con cui confrontarsi sarà proprio l’Italia.
In foto è ritratta la zona economica esclusiva della Grecia e i suoi confini con Italia, Turchia ed Egitto.
MDN
