Con la proroga dello stato di emergenza fino al 15 ottobre, il premier Giuseppe Conte a luglio affermò che sarebbe sempre stato rispettato il ruolo del Parlamento, dove ieri sono iniziate le discussioni sul testo presentato.
Nonostante le parole di Conte, il ministro dei rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, ha posto la questione di fiducia sull’intero testo, senza lasciare alcuno spazio di autonomia al Parlamento e rendendo i discorsi del premier una pura recita.
La voglia di “regnare”, più che governare, del primo ministro si è palesata anche con un codicillo che gli permetteva di prolungare di altri quattro anni, sempre con la scusa dell’emergenza, le nomine dei capi dei servizi segreti, allo scopo di scegliersi gli uomini più di fiducia per compiti tanto delicati. Persino tra i 5 stelle l’iniziativa non è andata a genio, nonostante siano il gruppo di maggioranza che sostiene il governo.
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