SÌ contro NO – Cosa comporta il REFERENDUM COSTITUZIONALE

Si avvicina la data del “referendum costituzionale”: il 20 e 21 settembre andremo a votare per decidere se cambiare o meno il numero dei Parlamentari. L’oggetto della proposta è un taglio da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori, più la riduzione delle circoscrizioni estere da 18 ad 11. La risposta apparentemente molto semplice ai quesiti proposti dal referendum, che implica una crocetta sul “Sì” o sul “NO” cela, in realtà, meccanismi molto più complessi di quanto si creda nel comune immaginario.  

Innanzitutto, in quanto “costituzionale” questo referendum non prevede un quorum. Cioè, se votasse anche una sola persona deciderebbe il risultato, contro ogni principio di maggioranza, per assurdo rispettato nei referendum abrogativi di leggi di rango inferiore. Aldilà di questa prima importante riflessione “democratica”, doverosa in una Repubblica in cui la Costituzione è la Legge fondamentale ed il potere è nelle mani del popolo, i più ragionano in termini economici: i principali argomenti a favore del “si” sono la riduzione dei costi della politica e il migliore funzionamento del Parlamento. Ma ci si è chiesti esattamente quanto risparmieremmo? Si stimano minori esborsi per 81,60 milioni di euro l’anno. La parola “milioni” fa pensare a un risparmio notevole, ma il dato su cui soffermarsi è il rapporto sulla spesa complessiva (662 miliardi): il taglio economico ammonterebbe allo 0,01 per cento, più o meno un euro a testa all’anno.

Acclarata la questione in termini monetari, che ci porta chiaramente a ridimensionare l’entità del famoso “risparmio” auspicato, ora c’è da riflettere sul tema più importante: funzionerebbe meglio il Parlamento? La deduzione qui è più semplice:  meno parlamentari equivarrebbe a una minore rappresentanza. Quando la Costituzione Italiana è stata scritta, prevedeva un deputato ogni 80 mila abitanti e un senatore ogni 200 mila; se venisse approvato il referendum, passeremmo a un deputato ogni 150 mila abitanti e un senatore ogni 300 mila. Sarebbe il numero più basso di parlamentari rispetto ai grandi Paesi europei. Diverrebbe difficile per i territori più piccoli o le realtà “di minoranza” essere rappresentati in Parlamento, considerando, anzi, che l’incremento demografico dovrebbe produrre l’effetto opposto.

Il punto cruciale su cui riflettere è questo: il taglio del numero di senatori e deputati non è conseguenza di una qualità maggiore. Votare Sì significa tagliare parte della nostra rappresentanza. Votare NO vuol dire avere più rappresentanti per difendere le nostre idee. Questa è la democrazia.

Dott.ssa Claudia Capogna

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