Referendum costituzionale: è giusta l’assenza di un quorum?

Gli italiani stanno concludendo le votazioni che determineranno la eventuale riduzione del numero dei parlamentari, esprimendosi con un Sì o con un No. Ma prima di chiedersi se operare o meno questo fatidico “taglio”, si saranno chiesti se il referendum, nel suo stesso essere, indipendentemente dalla domanda posta, sia corretto democraticamente? È giusto che in un referendum confermativo, o costituzionale, si prescinda dal quorum?

Procedere al conteggio dei voti validamente espressi indipendentemente dal raggiungimento di un numero minimo di partecipanti alla consultazione consente anche a una sola persona di poter cambiare la Costituzione, la Legge madre di tutte le altre in vigore. Si conteranno semplicemente i Sì e i No e vincerà chi avrà ottenuto più voti. Paradossale, se consideriamo che per una legge ordinaria, invece, il referendum abrogativo preveda il raggiungimento del quorum, nonostante si tratti di una norma di rango inferiore.

La falla è evidentemente alla base. Sarebbe forse l’articolo 138 della Costituzione a dover essere modificato, nella parte in cui parla dell’approvazione del referendum con la «maggioranza dei voti validi», piuttosto che con una maggioranza qualificata (almeno due terzi).  Assurdo non richiedere un numero minimo di votanti  quando in ballo c’è non una legge, ma LA Legge, la più importante. Siamo di fronte a un furto alla democrazia: è questo il punto cruciale su cui riflettere.

CC

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