Il riscatto della laurea è una possibilità per aumentare i propri contributi previdenziali avvicinandosi più rapidamente alla pensione e aumentando, anche se non sempre, l’importo dell’assegno pensionistico. In sostanza si può versare all’INPS quanto dovuto in contributi previdenziali per gli anni di studio, come se fossero stati invece impiegati al lavoro.
Puo essere fatto in un unico versamento oppure a rate.
Se ne parla molto nell’ultimo periodo sia perché le carriere lavorative dei più giovani si fanno sempre più frammentate e incerte e quindi questa possibilità risulta particolarmente utile per aumentare il numero di anni coperti da contributi, sia perché la manovra 2019 ha previsto una forma agevolata di riscatto con un costo ridotto (introdotta con il decreto-legge collegato alla legge di bilancio, in materia di Reddito di cittadinanza e Quota 100 che è stato convertito in legge n. 26 2019).
I punti principali da tenere presente in generale, in tema di riscatto laurea sono i seguenti:
- il titolo di studio deve essere stato effettivamente conseguito
- può essere richiesta, con modalità diverse, sia da lavoratori occupati che inoccupati;
- la spesa da sostenere viene calcolata dall’Inps, o dalla Cassa di riferimento, e si fa più onerosa man mano che sale l’età, perciò se si ha la possibilità, conviene riscattare gli anni universitari prima possibile;
- Le somme versate per il riscatto della laurea sono deducibili dalle imposte dovute, oppure anche detraibili al 19 % se sostenute dai genitori per i figli.
- I calcoli per l’importo da versare variano a seconda degli anni in cui si colloca il periodo di studi , per via delle diverse riforme previdenziali che si sono succedute. Li vediamo più in dettaglio in un paragrafo dedicato.
- Si possono riscattare anche solo alcuni degli anni cui si ha diritto, se necessari per raggiungere un requisito contributivo.
