Sarà la pandemia, sarà la crisi del settore, sarà un insieme di fattori, ma anche i club di calcio di Serie A e dei campionati esteri, si trovano in difficoltà economica e in mancanza di liquidità. In questo quadro le squadre cercano una mediazione con i calciatori e, per recuperare liquidità, proppngono un taglio degli stipendi. Il noto e famoso club FC Barcellona, cerca da settimane un accordo con i calciatori ed evitare la bancarotta; nei confini nazionali il Milan, chiede alla squadra un taglio degli stipendi del 20%. In mancanza di liquidità, ridurre i salari sembra la soluzione più rapida ed efficace per dare respiro alle casse dei clubs. Questo dal lato dei club. Dal lato dei calciatori la soluzione, potrebbe non piacere alla gente comune. Infatti Giuseppe Dossena, in occasione della presentazione della candidatura a consigliere e presidente dell”Aic, Associazione Italiana Calciatori, ha trovato una soluzione a lungo termine per ridurre la fiscalità degli stipendi. Tradotto: non pagare le tasse. Spiega infatti Dossena, insieme a Belardino Feliziani, revisore legale ed esperto di finanza aziendale applicata allo sport : “Il costo del calciatore sul sistema calcio delle società professionistiche grava per i 2/3 nel bilancio delle società, 65% nel 2019, mentre nel 2020 il dato è molto più elevato. A fronte perciò della situazione di crisi in cui riversa il calcio, risulta necessario recuperare risorse in quei comparti dove le spese possono essere ridotte”. In che modo lo spiega Pietro Boria, professore ordinario di diritto tributario all”Università Sapienza di Roma: “Stiamo parlando di un”applicazione giuridica specifica che può consentire di recuperare risorse. Se noi trasformassimo alcune componenti fisse in componenti variabili, il passaggio da uno stipendio fisso a uno variabile può consentire di adottare una tecnica da cui quel variabile viene in gran parte o perfino in totale defiscalizzato”. Quindi per una singola squadra di calcio far diventare un costo da 100 a 80 a parità di netto in busta per il calciatore, senza ridurre il compenso del calciatore ma riducendo la fiscalità. Ma quella differenza di 20 chi ce la rimette? Ovviamente lo stato italiano, cioè i cittadini, i servizi, la struttura sociale e sanitaria (essenziale in questo periodo di crisi pandemica). Una proposta immorale quanto gli eccessi degli stessi stipendi in questo periodo (n.d.a.). Queste operazioni possono consentire un risparmio molto forte a vantaggio dei club di calcio senza intaccare i lauti onorari dei calciatori, ma a danno delle entrate dello stato quindi, ripetiamo, dei cittadini. Concludono: “Sediamoci con le istituzioni per capire cos’altro possiamo fare sia in termini di legge ma anche semplicemente di interpretazione delle norme esistenti ed evitare che si ricorra al taglio degli stipendi come unica soluzione, e’ uno dei punti fondamentale che vertono attorno alla candidatura di Dossena alla presidenza dell”Aic”.Aggiungiamo noi: “Già gli stipendi, chiamiamoli cosi, dei giocatori di seria A sono immorali. Se a questi non volete neanche far pagare le tasse, allora siamo proprio fuori dal mondo. Scendete in piazza a discutere direttamente con i ristoratori, i baristi, i dipendenti del mondo dello spettacolo che lottano per sopravvivere. Sono i datori di lavoro dell’agenzia delle entrate. Vi ascolteranno sicuramente”.
