Scuola, possibile riapertura dopo il ponte dell’Immacolata

L’epidemia da Coronavirus ha colpito anche le scuole. Al 25 agosto erano 9.544 i ragazzi in Italia contagiati. Al 7 novembre erano diventati 102.419, con una crescita record del 1.073,10%, il doppio di quello che è avvenuto nella fascia di età 20-29 (dove comunque c’erano tutti gli studenti universitari), e cinque volte più di quel che era avvenuto nelle altre fasce di età. Ma la conferma è arrivata dall’ultimo bollettino, che riporta i dati fino al 18 novembre scorso. Il 6 novembre con un dpcm a firma di Giuseppe Conte si sono chiuse in tutta Italia le scuole superiori, e con le istituzioni delle varie zone rosse si è applicata la didattica a distanza anche per le seconde e le terze medie. Da quel momento la classifica dei contagi è radicalmente mutata: la fascia scolastica che era ampiamente in testa alla classifica è scesa al quinto posto: davanti aveva i contagi fra i trentenni, i quarantenni, i cinquantenni e i sessantenni. Fin lì i contagi fra i ragazzi fino a 19 anni erano cresciuti di dieci volte, dalla chiusura in poi sono saliti invece solo del 45,69%, una percentuale venti volte inferiore a prima. E senza quel boom la curva dei contagi che era esponenziale fino al dpcm del 6 novembre, è rallentata per poi addirittura diminuire negli ultimi giorni. È stata dunque la scuola il cuore della tragedia che stiamo di nuovo vivendo e che si aggrava anche per le gravi responsabilità del governo in un altro settore: non è stato fatto nulla per mesi per rafforzare la rete ospedaliera, che oggi è drammaticamente in tilt ovunque. 

C’è un pressing fortissimo sulla riapertura delle scuole da parte del ministro titolare, Lucia Azzolina, che ha sulle spalle insieme alla collega dei Trasporti, Paola De Micheli, la responsabilità della seconda ondata. Secondo le indiscrezioni uscite dalle riunioni di maggioranza, la scuola dovrebbe riaprire il 9 dicembre, dopo il ponte dell’Immacolata. Servirebbero risorse alle Regioni che insieme ai comuni dovrebbero costruire una rete di trasporti ad hoc destinata alla sola popolazione studentesca, affittando dai privati tutto quello che c’è sul mercato, iniziando dai bus turistici oggi fermi. Stesso sforzo bisognerebbe chiedere a metropolitane e aziende dei trasporti pubblici in modo da separare i tragitti della popolazione scolastica da quelli degli italiani che si recano ogni mattina al lavoro. Naturalmente non sarà possibile tenere la regola dell’80% di capienza dei mezzi di trasporto che ha avuto le sue belle responsabilità nell’accendere la seconda ondata del virus.

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