Sono emerse una serie di irregolarità su quanto dichiarato al Fisco da diverse imprese. Circa 82 mila, infatti, sono gli indennizzi bloccati a causa di alcune anomalie rilevate dalla Agenzia delle Entrate per un totale di 243 milioni di euro. I controlli preventivi fanno parte della procedura per poter ricevere gli indennizzi stanziati dal governo, ma in alcuni casi hanno invece finito per bloccare l’erogazione.
Finora l’Agenzia delle Entrate ha pagato 8,2 miliardi di euro a circa 2,4 milioni di Partite Iva. Sono i contributi a fondo perduto messi in campo dal governo con i decreti Rilancio e Ristori 1. Seguiranno poi i decreti Ristori 2 e 3, all’esame in Parlamento. Il ristoro può andare da mille fino a un massimo di 150 mila euro, in base alla perdita di fatturato subita. E proprio qui sono saltate all’occhio alcune irregolarità.
Non solo sono emerse situazioni in cui mancavano i requisiti necessari per poter accedere ai ristori, ma sono stati chiesti comunque. Sono stati identificati anche dei veri e propri truffatori dei ristori. Imprenditori che dichiaravano meno di 65 mila euro all’anno, beneficiando in questo modo della flat tax al 15%, per poi dichiarare ad aprile 2019 (cioè il periodo sul quale si calcola la perdita subita quest’anno e il corrispettivo indennizzo dovuto) oltre 1 milione di fatturato. Cifra per la quale è possibile ottenere il contributo massimo da 150 mila euro. Questo è il caso specifico, ad esempio, di un amministratore condominiale di una città nel Settentrione, a cui sono stati subito bloccati gli indennizzi. Di conseguenza alcune imprese che hanno seguito le regole aspetteranno con ritardo i ristori, ed altre percepiranno contributi in modo fraudolento.
