Il presidente veneto Zaia non è affatto soddisfatto delle nuove misure previste nella bozza del dpcm, studiato per affrontare l’emergenza nel periodo natalizio: «Alle 2.30 di questa mattina mi è arrivata la bozza del Dpcm. È un Dpcm che lascia non poche perplessità. Molto incisivo sugli spostamenti, tanto che il governo ha approvato anche un decreto legge a legittimare il Dpcm. Sugli spostamenti ci saranno guai: dal 21 bloccati in Regione fino al 6 gennaio. Il 25, 26 e 1 gennaio anche tra Comuni»
Poi continua: «Con questo Dpcm per il nostro territorio Natale sarà un simil-lockdown. Ci sono due scenari: uno di natura umana, con la mancata ricongiunzione dei parenti se non abitano nello stesso Comune. Penso che questo aspetto per la Regione Veneto viene prima di tutti, e l’ho detto anche in Conferenza presidenti. Ci potevano essere mille altre soluzioni, magari giustificando il ricongiungimento familiare. L’altro aspetto è che per territori di periferia come i nostri, con comuni medi di 5.000 abitanti, c’è una sperequazione anche di livello costituzionale nei confronti di Comuni metropolitani più estesi. È più sicuro un Comune di 5.000 abitanti che una metropoli di 3 milioni di abitanti dove tutti possono andare in giro. Lasci che milioni di persone, vedi a Roma, possono spostarsi come vogliono e chiudi comuni come Badia Polesine, Colceresa o Laghi: è una norma che non sta in piedi, una misura insensata a livello sanitario. Non ce l’ho con Roma o con le grandi metropoli, e non chiedo di chiudere tutti in casa. Quello che dico è che bisogna rendersi conto che una scelta del genere non ha nessuna valenza sanitaria. Mi auguro che il governo ci ripensi in queste ore».
