INPS: Osservatorio lavoratori dipendenti e indipendenti 2014-2019

Da oggi al via il nuovo Osservatorio INPS su lavoratori dipendenti e indipendenti, che integra i dati su tutti gli assicurati presso le diverse gestioni previdenziali Inps, dipendenti e autonomi, rappresentativo di circa il 95% degli occupati in Italia (sono esclusi infatti solo i professionisti iscritti alle Casse previdenziali degli ordini professionali – a meno che non abbiano anche posizioni di lavoro con obbligo di contribuzione all’Inps – e poche altre tipologie di lavoro autonomo occasionale esentate da contribuzione a fini previdenziali).

L’Osservatorio espone gli assicurati presso ciascun Fondo considerandoli univocamente, identificando per ciascuno di essi la principale posizione di lavoro assunta in ciascun anno nel periodo 2014-2019. Gli assicurati sono ripartiti in nove categorie: artigiani, autonomi dell’agricoltura, commercianti, dipendenti privati, dipendenti pubblici, domestici, operai agricoli, parasubordinati (professionisti senza Cassa o collaboratori) e lavoratori occasionali/voucher.

Per ciascun anno viene riportato il numero complessivo degli assicurati con un elevato dettaglio descrittivo: posizione principale, età, sesso, cittadinanza, territorio, numero di settimane lavorate nell’anno, reddito annuo da lavoro, eventuale condizione di titolare di pensione diretta. Viene così offerta sia una fotografia sulla consistenza e sulle caratteristiche dell’occupazione per settore e per area territoriale, sia la possibilità di un’analisi dinamica per valutare le modifiche intervenute tra un anno e l’altro o nell’intero periodo osservato.

Alcuni sintetici dati aggregati permettono di inquadrare la rilevanza del perimetro di informazioni messe ora a disposizione.

Nel 2019 il numero di lavoratori dipendenti e indipendenti è risultato pari a 25.473.000, con un incremento rispetto al 2014 di oltre il 3% (+3,2%). All’incremento del numero di lavoratori si è associato un modesto incremento del numero medio di settimane lavorate, passate da 42,6 nel 2014 a 42,9 nel 2019 (+0,7%), mentre nello stesso periodo il reddito medio annuo da lavoro è cresciuto da 21.515 a 22.906 euro (+6,5%).

L’andamento degli occupati distinti secondo la posizione prevalente è molto differenziato: il lavoro indipendente classico (artigiani, commercianti e autonomi agricoli) mostra una generale contrazione, con gli artigiani che tra il 2014 e il 2019 perdono circa 174 mila unità (-10,2%), i commercianti 100 mila (-4,8%) e gli agricoli autonomi 15 mila lavoratori (-3,4%). Al contrario, sempre nel periodo 2014-2019, il lavoro dipendente privato cresce del 13%, consentendo il recupero di quasi 1,8 milioni di lavoratori ritornando ai livelli del 2008.

Crescono anche i dipendenti pubblici, con un aumento dell’1,8% tra il 2014 e il 2019 e con 100 mila unità in più nell’ultimo anno. Per i lavoratori domestici si evidenzia invece un trend decrescente (-9,2% nel periodo 2014-2019) mentre gli operai agricoli, dopo un momento di crescita tra il 2016 e il 2018, nell’ultimo anno segnano un calo del 2,7%. L’andamento dei cosiddetti parasubordinati (iscritti alla gestione separata sia senza partita IVA -collaboratori, dottorandi, amministratori, ecc.- sia con partita IVA -professionisti senza Cassa previdenziale) è nel complesso fortemente decrescente con una perdita di 247 mila lavoratori tra il 2014 e il 2019 (-21%).

Per quanto riguarda, infine, i lavoratori in prevalenza impiegati con voucher (fino al 2017) o con contratti di lavoro occasionale (dal 2017), si osserva un andamento crescente fino al massimo di 812 mila lavoratori nel 2016 e poi una secca contrazione fino al minimo di 40 mila lavoratori del 2019.

Nel 2019 i maschi rappresentano il 56,6% degli occupati anche se, dal 2014 al 2019, il numero delle donne è cresciuto maggiormente (+3,4% contro +3,0% dei maschi). Sempre nel 2019 i maschi presentano un numero medio di settimane lavorate nell’anno pari a 43,5 e un reddito medio annuo da lavoro di 25.751 euro, mentre le femmine evidenziano 42,1 settimane medie lavorate e un reddito medio annuo di 19.193 euro.

Osservando l’andamento per classe di età emerge l’incremento dei giovani fino a 19 anni (+41% tra il 2014 e il 2019 e +5,6% nell’ultimo anno) e da 20 a 24 (+8,5% nel periodo 2014-2019 e +2,4% nell’ultimo anno). Anche le classi di età più anziane, in particolare 55 anni e oltre, fanno registrare andamenti decisamente crescenti, conseguenza del generale prolungamento della vita lavorativa e dell’invecchiamento della popolazione. Le classi di età centrali presentano invece trend negativi sia nel periodo 2014-2019 (-14,2% per la classe 35-39 anni e -11,0% per la classe 40-44 anni) sia nell’ultimo anno (rispettivamente -2,2% e -4,1%).

Riguardo alla distribuzione territoriale dei lavoratori, vediamo che nel 2019 il 29,3% degli occupati è attivo nel Nord ovest, quasi 7,5 milioni di lavoratori. A seguire il Nord est con il 22,8%, pari a circa 5,8 milioni di lavoratori, il Centro con il 21,3% (oltre 5,4 milioni di lavoratori), infine il Sud con il 18,3% (circa 4,7 milioni di lavoratori) e le Isole con l’8,3% (2,1 milioni di lavoratori).

Il nuovo Osservatorio consente la possibilità di abbinare i lavoratori con i pensionati diretti di vecchiaia o anzianità, tracciando quindi un quadro dei pensionati che lavorano. Per il 2019 osserviamo che poco meno di 1 milione di lavoratori (pari al 3,8%) risultano anche pensionati. Più precisamente 685.156 (pari al 2,7% dei lavoratori dell’anno) sono sicuramente pensionati che lavorano, in quanto risultano beneficiari di una pensione diretta di vecchiaia o anzianità già da prima del 2019, mentre 288.551 (pari all’1,1% dei lavoratori del 2019) sono nuovi pensionati nel 2019 (e pertanto la loro condizione di pensionato può essere successiva a quella di lavoratore). La quota di pensionati che lavorano (esclusi quindi i neo-pensionati) è massima tra i lavoratori autonomi agricoli (il 22,4% di tali lavoratori è già pensionato) e significativa tra i lavoratori occasionali (16,5%), i parasubordinati (11,9%), gli artigiani (9,3%) e i commercianti (8,3%). In queste cinque categorie si concentrano oltre i tre quarti dei pensionati che lavorano.

Ulteriori evidenze possono inoltre essere estratte dai dati dell’Osservatorio esposti nel sito che, essendo navigabili, sono disaggregabili per tutte le diverse variabili indicate, permettendo una conoscenza approfondita della struttura occupazionale italiana e in svariate direzioni di indagine, che poi possono essere a loro volta ulteriormente sviluppate ricorrendo agli Osservatori specifici per le varie categorie.

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