Il presidente russo, Vladimir Putin, ha negato il coinvolgimento dei servizi russi nell’avvelenamento del suo principale oppositore, Alexei Navalny. E la sua spiegazione è molto semplice: se l’avessero fatto i servizi russi sarebbe morto.
Senza peli sulla lingua, durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno, Putin sbotta:
Il paziente della clinica di Berlino ha il sostegno dei servizi americani e così com’è, deve essere monitorato dai servizi segreti. Ma questo non significa che sia stato avvelenato. Se avessimo voluto, il lavoro sarebbe stato completato.
Putin ha alluso a Navalny soltanto indicando il luogo del ricovero in ospedale dopo il sospetto avvelenamento. Poi si è soffermato su una recente inchiesta di diversi media, tra cui Bellingcat, Cnn e Der Spiegel, che indica una regia dell’Fsb, gli eredi dei servizi segreti del Kgb di cui Putin era un tempo il leader, dietro il tentato omicidio.
L’inchiesta giornalistica che ha rivelato i nomi dei presunti agenti, sono un modo per legittimare i materiali dei servizi segreti americani e attaccare il governo russo. Noi non lo abbiamo avvelenato, a chi serve lui? Questa non è un’inchiesta, ma la legittimazione del contenuto (preparato) dai servizi segreti americani.
E proprio l’oppositore russo ha commentato: «Oggi si terrà la conferenza stampa di Putin e ovviamente» il presidente russo «resterà in silenzio sul tentato omicidio ordinato su suo ordine, o mentirà apertamente», ha scritto su Facebook Alexei Navalny. Il politico dissidente elenca poi la successione di alcuni fatti seguiti all’avvelenamento, le versioni fornite dalle autorità russe su quanto accadutogli e altre informazioni. Con l’ironia che lo contraddistingue, l’oppositore conclude il post: «Ho preso dei popcorn, nell’attesa».
