I dpcm a firma Giuseppe Conte continuano ad essere dichiarati illegittimi. La sentenza del Giudice di Pace di Frosinone quest’estate, a seguito dell’impugnazione di una sanzione amministrativa relativa alla violazione del divieto di circolazione, annullava il provvedimento definendo costituzionalmente illegittime le restrizioni alla libertà personale imposte con DPCM.
Poi è arrivata l’ordinanza più recente del TAR del Lazio, che non solo ha motivato in ordine all’incoerenza delle decisioni relative all’imposizione delle mascherine ai bambini in classe, ma ha esplicitamente chiesto di vedere i verbali del Comitato Tecnico Scientifico, citati nel DPCM e mai resi pubblici, affermando infine che le misure stabilite dal Governo avrebbero totalmente perso il carattere della temporaneità, data la loro continua reiterazione da mesi a questa parte.
In seguito è stata la volta del Tribunale Civile di Roma, che emette una sentenza che è una vera mazzata sui denti di un Presidente del Consiglio che oltre a perdere la credibilità politica, ha definitivamente esaurito anche quella “giuridica”.
La sentenza è del 16 dicembre scorso stabiliva che le libertà costituzionalmente garantite non possono essere compresse per il tramite di DPCM, che sono semplici atti amministrativi. Il percorso logico del giudice è coerente con la sentenza del GdP di Frosinone e all’ordinanza del TAR Lazio. In buona sostanza ci dice il Tribunale che partire dall’assunto in base al quale le morosità nel pagamento dei canoni di locazione siano derivanti dall’emergenza sanitaria è un errore concettuale, perché la chiusura delle imprese, con la conseguente contrazione del fatturato, deriva non dalla pandemia in sé, ma da una serie di provvedimenti amministrativi e normativi che hanno compresso le libertà fondamentali. Occorre allora verificare se questi provvedimenti siano o meno legittimi. E la conclusione è che questi provvedimenti sono in realtà ingiusti e illegittimi.
