Nella baia di Bohai, alla fine del Mar Cinese Orientale, l’“Mba Giovanni”, battente bandiera italiana, era ferma alla fonda da molti mesi ormai, con i suoi 230 metri di lunghezza e il suo carico di carbone australiano; anche soltanto mantenere ferma una nave del genere in un mare del genere, non è stata una cosa da niente per il suo equipaggio: 19 marinai – 13 italiani e 6 filippini – bloccati al largo della grande città portuale cinese di Huanghua dal 29 giugno scorso, coinvolti – loro malgrado – in una complicata e nebulosa disputa commercial-diplomatica (complicata ulteriormente dalla pandemia di Covid) tra Cina e Australia. Tre di loro non hanno mai visto i loro figli, nati mentre erano a bordo; altri sulla nave hanno festeggiato già due compleanni, perché erano imbarcati da 17 mesi e – proprio alla fine di giugno – sarebbero dovuti sbarcare da quella nave maldetta per un cambio di equipaggio che invece non c’è mai stato.
Oggi, finalmente, la svolta decisiva: la Cina ha deciso finalmente di far sbarcare i 13 marinai italiani: “Sono intervenuto personalmente con una lettera al mio omologo cinese Wang Yi, sottolineando gli aspetti umanitari della vicenda e chiedendo una pronta soluzione”, ha detto Di Maio, che nel corso di una videoconferenza ha ringraziato Wang per essere intervenuto per risolvere il caso. I marinai italiani sono tutti più o meno “compaesani” del ministro: provengono da Napoli, Vico Equense, Sant’Agnello, Procida e Monte di Procida, tra le altre città campane.
È chiaro che quella in corso ormai da tempo tra Cina e Australia è una vera e propria guerra commerciale dagli sviluppi imprevedibili. Un conflitto che presto potrebbe fare altre “vittime” incolpevoli, anche se la spinosa vicenda dei nostri marittimi – che potranno ora finalmente tornare a casa – si è risolta per il meglio.
