Russia, marce anti-Putin. Oltre tremila i fermati dalla polizia

Il leader dell’opposizione russa Aleksey Navalny, da sei giorni in un carcere di Mosca, ha centrato l’obiettivo: rientrando in Russia e sfidando il Cremlino, dopo il tentato avvelenamento e l’accusa diretta al presidente Vladimir Putin, voleva risvegliare le coscienze. Per lui si è svolta la più grande manifestazione anti-Putin degli ultimi anni. Il prezzo pagato finora sono stati gli oltre tremila arresti, tra i quali anche la moglie del blogger.

“Fuori Putin, “Libertà per Navalny”, gli slogan scanditi nelle marce che si sono ripetute per tutta la giornata, lungo gli undici fusi orari della Russia. I manifestanti si sono spinti fin sotto il carcere dove è detenuto, ci sono stati momenti di tensione continui con il lancio di palle di neve contro gli agenti: l’accaduto dà il segno del livello dello scontro in un Paese in cui non sono assolutamente consentiti gesti di aggressione contro le forze dell’ordine e ne circola anche un video sul web. A Mosca la polizia ha usato i manganelli per disperdere i manifestanti ed è stata proprio la capitale la città dove i fermi sono stati più numerosi.

Il Dipartimento di Stato Usa ha chiesto “il rilascio di tutti coloro che sono stati fermati nell’esercizio dei loro diritti universali” nelle proteste tenute in tutta la Russia e “la scarcerazione immediata e senza condizioni di Aleksey Navalny” e ha condannato i “metodi brutali” di Mosca contro i manifestanti scesi in piazza in tutta la Russia. 

La polizia ha agito con forza per placare i cortei degli oppositori, strattonando donne e anche alcuni ragazzini; i manifestanti a Mosca sembra siano stati portati via, quasi a caso, spesso solo perché avevano in mano cartelli con scritte come “Non ho paura”, popolarissimo tra gli slogan della protesta. Tra i fermi risulta anche una delle più strette collaboratrici dell’oppositore, Lyubov Sobol, oltre alla moglie di Navalny, Yulia.

Navalny è stato arrestato al suo arrivo a Mosca il 17 gennaio per aver violato i termini della libertà vigilata, nei suoi cinque mesi di cure in Germania seguite al suo avvelenamento. Manifestanti sono scesi in strada, anche se in numeri esigui, anche in città tradizionalmente poco inclini alle proteste.

Per vedere una mobilitazione analoga bisogna risalire al 2017, quando sempre Navalny – dopo una inchiesta sulle ricchezze dell’allora premier Dmitri Medvedev – aveva portato in piazza per mesi migliaia di persone in tutto il Paese contro la corruzione.   
Anche questa volta, l’oppositore ha fatto leva sul tema corruzione, ma puntando diritto al presidente Vladimir Putin con una video-inchiesta, che ne ha rivelato un presunto palazzo sul Mar Nero dal valore di 1,1 miliardi di euro costruito con soldi di tangenti.

Il Cremlino ha respinto la notizia come “fake news” e ormai è sempre più convinto che Navalny sia strumento dei servizi segreti occidentali, intenzionati a realizzare scenari in stile Bielorussia. Per questo, secondo quanto rivelato da alcune fonti a Bloomberg, è possibile che Navalny venga condannato a una detenzione prolungata, fino anche a 13 anni.

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