Nonostante le linee guida del ministero della Salute solo l’anno scorso abbiano sancito la sicurezza dell’aborto farmacologico, senza obbligo di ricovero, la Regione Marche sembra determinata ad opporsi. “La battaglia per il diritto ad abortire è retroguardia. Oggi la battaglia da fare è quella per la natalità”, ha commentato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Carlo Ciccioli, durante il Consiglio regionale. Per poi anche aggiungere: “Non possiamo essere sostituiti da altre etnie. Non riesco a condividere il tema della sostituzione: siccome la nostra società non fa figli allora possiamo essere sostituiti dall’arrivo di persone che provengono da altre storie, continenti, etnie. Ritengo invece che un popolo abbia la sua dignità, da manifestare attraverso la sua identità e la sua capacità di riproduzione”.
Lo scorso dicembre la giunta regionale, guidata dal governatore di FdI Francesco Acquaroli, ha chiesto di rivedere le linee guida nazionali sull’interruzione volontaria di gravidanza, per cui, come abbiamo detto, la pillola abortiva può essere somministrata anche in day hospital rendendo decisamente meno complicata la procedura per le donne che decidono di non non portare avanti la gravidanza.
Il dibattito sul tema dell’aborto si è nuovamente acceso dopo che una mozione, poi bocciata, presentata dal Partito democratico e Rinasci Marche, a prima firma della consigliera dem Manuela Bora, chiedeva che il diritto all’aborto sia rispettato, visto l’elevato numero di obiettori di coscienza nella Regione. La mozione esigeva il rispetto della legge 194, assicurato attraverso una percentuale abbastanza alta di personale medico non obiettore negli ospedali della Regione affinché ad ogni donna fosse garantito il diritto ad abortire. Al momento, secondo quanto riporta il quotidiano online Cronache Maceratesi, la pillola abortiva RU486 viene somministrata solamente in tre strutture a Urbino, San Benedetto e Senigallia: non è quindi affatto semplice, per una donna, ricorrere all’aborto farmacologico, nonostante le linee guida del ministero della Salute dicano che si tratti di una pratica sicura.
Anche l’assessore alla Sanità nella Regione, Filippo Saltamartini (Lega), ha commentato: “Quella all’aborto è più una facoltà, un’opzione che una donna ha all’interno di un problema così complicato. (…) Io aprirei anche ad associazioni private per il diritto alla vita. Perché no? Questa è una visione che noi abbiamo. Le linee guida del ministero non modificano le norme. Se si vogliono modificare devono fare una legge oppure serve che il diritto dei giudici la interpreti in quel modo e fino ad ora questo non è avvenuto. La pillola abortiva non sarà data nei consultori. Perché le linee guida non ci vincolano”, ha concluso.
